69 – Gennaio ‘91

gennaio , 1991

I ministeri sono il male del mondo; hanno soltanto un grandissimo pregio: quello di aver dato spunto alla graffiante ironia di grandi scrittori. Sottosegretari, capi ufficio e vice capi, impiegati di concetto e d’or’ dine, inservienti e spazzini, fanno parte di un mondo ignobile e detestabile, però disperatamente reale. I grandi artisti ci hanno mietuto con necrofilo gusto abbondantemente; ma malgrado ogni trasfigurazione poetica quella ministeriale è una realtà schifosa.
Il libro di due onesti burocrati ministeriali:
Giovanni Carli Ballola e Roberto Parenti, Mozart (ed. Rusconi, 1990, pagg. 907, Lit. 63.000) tenta di ridurre, con disperata pervicacia, Wolfgang Amadeus Mozart ad un musicante da strapazzo che scriverebbe musica imitando questo e quello: Bach padre e figlio, Schobert, Haydn e magari persino Duke Ellington! Anche ci dicono che a sua volta Egli è stato imitato da compositorucoli, come Mendelssohn o Schubert, e non si capisce bene se uguagliandolo o superandolo. Su tutti poi troneggia il truculento Beethoven il quale chissà quale uso ha fatto della musica mozartiana.
Il signor Parenti racconta la vita del Divino Salisburghese con una pedissequa ovvietà di burocrate; tutto quello che riferisce è ovvio, banale ed inessenziale: il buon Leopold, sbagliando tutto, aggrappato all’Ancien régime, offriva ossessivamente Amadeus e Nannerl ad un’aristocrazia ormai in sfacelo, inconsapevole del fatto che il potere anche economico dell’epoca era in mano ai calzolai e agli altri bottegai.
Ancora ci dice Parenti con piatta banalità quanto fosse stupido l’arcivescovo Colloredo, e ci racconta di come il giovane musicista fu preso a calci nel sedere dal Conte Arco.
W. A. Mozart è stato secondo lui davvero quel piccolo impiegato così insignificante?
Non traspare da quelle righe una sola ragione che giustifichi la grandezza di una personalità che oggi, a duecento anni di distanza, ancora il mondo intero osanna come eccelsa. Noi siamo indicibilmente disturbati che tanto entusiasmo celebrativo venga sprecato per ricordare la sua morte. Ci sembra che noi tutti stiamo gettandoci su di essa come sciacalli necrofili. Questo che è appena iniziato dovrebbe essere un anno di raccoglimento e di mestizia. Nel breve arco di trentacinque anni è baluginata una cometa splendente e radiosa. Noi vorremmo chiedere al buon Dio: «Perché solo per così poco tempo?» Se Egli ci rispondesse, forse, troveremmo il senso della vita.
Dal canto suo Giovanni Carli Ballola, musicologo serio, attento e preparato, parla di Mozart come avrebbe potuto fare la sua portiera: tutte le sue composizioni assomigliano a qualcos’altro; le analisi strutturali sono di una banalità insopportabile; qua e là vengono seminati termini come «quartine», «terzine» e «settime» che non hanno alcun significato strutturale od estetico. In quest’opera monumentale avremmo voluto trovare almeno un’affermazione spudorata, un’analisi originale; invece tutto è scontato, banale, inutile.