<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sandro Gindro</title>
	<atom:link href="http://www.sandrogindro.it/site/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sandrogindro.it/site</link>
	<description>Sandro Gindro</description>
	<lastBuildDate>Wed, 26 Oct 2016 08:21:25 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Farfalloni</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/2009/07/28/farfalloni/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/2009/07/28/farfalloni/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 12:07:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Farfalloni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=368</guid>
		<description><![CDATA[Sandro Gindro e Renzo Rossi erano molto giovani quando si sono incontrati: ora sono quasi vecchi. Insieme hanno fatto un cammino lungo; hanno imparato e anche dimenticato tante cose. Hanno girato il mondo di giorno e di notte, nelle grandi metropoli, a Roma e Parigi in particolare: le due città del cuore; ma anche nei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sandro Gindro e Renzo Rossi erano molto giovani quando si sono incontrati: ora sono quasi vecchi. Insieme hanno fatto un cammino lungo; hanno imparato e anche dimenticato tante cose. Hanno girato il mondo di giorno e di notte, nelle grandi metropoli, a Roma e Parigi in particolare: le due città del cuore; ma anche nei paesini, nei boschi, sul mare e per le strade.Tante avventure sono loro capitate: si sono divertiti, hanno sofferto, riso e pianto.</p>
<p>Sempre hanno frequentato e cercato il contatto con l’arte: quella che si esprime con la poesia e con la musica, con la pittura e nel teatro, ma anche quella che crea meraviglie nelle cucine e nasconde tesori nelle cantine.Ogni forma d’arte ci ha appassionato, sia l’arte destinata a restare nel tempo, sia quella che svanisce nell’attimo in cui si crea e si fruisce.</p>
<p>Come farfalloni amorosi ci siamo sempre buttati sui fiori che il destino ci ha concesso di incontrare nel nostro volo disordinato, domandandoci continuamente l’un l’altro (quasi citando, un po’ irriverentemente, Mozart e Da Ponte):</p>
<p>&#8220;Dove andrai farfallone amoroso?&#8221;.</p>
<p>Non crediamo che esista il buon critico imparziale e non pretendiamo altro che di raccontare &#8211; a chi ha voglia di ascoltarci &#8211; le nostre esperienze e le nostre emozioni, davanti a uno spettacolo, nella visita di una mostra, bevendo un cocktail, leggendo un libro. Siamo capaci di entusiasmo e di sdegno, di stupore, di divertimento e di noia, di piacere e di disgusto e ci vantiamo di dire solo quello che veramente pensiamo: perché non abbiamo pudore e siamo anche maleducati qualche volta e ce ne dispiace in quanto significa che in certi casi abbiamo perso il controllo su di noi e il rispetto che si deve a tutti, anche a coloro con cui non condividiamo le idee sull’arte e sullo spettacolo. La polemica ci è sempre piaciuta e la rivendichiamo: con il direttore d’orchestra che non rispetta i tempi, e con il grande cuoco che non rispetta gli alimenti e i palati. Anche l’incidente di una “serata storta” può legittimamente essere documentato.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/2009/07/28/farfalloni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sandro si è spento il 24 maggio 2002</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/2002/05/24/sandro-si-e-spento-il-24-maggio-2002/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/2002/05/24/sandro-si-e-spento-il-24-maggio-2002/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 May 2002 13:11:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=3</guid>
		<description><![CDATA[Sta a noi, suoi collaboratori e discepoli, rispettare il senso di questo luogo voluto e progettato da lui. Vorremmo che si potesse continuare a definirlo gindriano.
Gli obiettivi che ci prefiggiamo sono sostanzialmente tre:

continuare a fornire un panorama, il più possibile completo, delle riflessioni e delle teorie che Sandro Gindro ci ha lasciato in merito alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sta a noi, suoi collaboratori e discepoli, rispettare il senso di questo luogo voluto e progettato da lui. Vorremmo che si potesse continuare a definirlo gindriano.</p>
<p>Gli obiettivi che ci prefiggiamo sono sostanzialmente tre:</p>
<ol>
<li>continuare a fornire un panorama, il più possibile completo, delle riflessioni e delle teorie che Sandro Gindro ci ha lasciato in merito alla terapia psicoanalitica, alla psicoanalisi come visione del mondo, alle considerazioni di carattere etico e filosofico su argomenti diversi, nonché offrire una rassegna delle sue opere teatrali, musicali e dei suoi commenti su teatro, musica ed ogni altra forma di arte;</li>
<li>mantenere aperto un dialogo con i visitatori, in quella prospettiva interattiva che aveva incuriosito Sandro Gindro e gli aveva fatto ritenere che la rivista elettronica potesse essere un nuovo strumento di conversazione con gli altri;</li>
<li>informare sulle iniziative cui Psicoanalisi Contro darà vita in futuro ed ospitare interventi di riflessione e di elaborazione delle teorie gindriane.</li>
</ol>
<p>Lasciamo tutto come è, non togliamo nulla, aggiungiamo poche cose.</p>
<p>In questa prospettiva, alcune sezioni del sito sono state necessariamente modificate rispetto all’impostazione originaria. Per esempio, le &#8220;considerazioni sotto i lecci&#8221; diventano uno spazio per ritrovare quei pensieri di Sandro Gindro in merito ad argomenti vari, che, formulati in tempi passati, continuano a mantenere una costante attualità. Ogni sezione si apre con una sintetica indicazione della nuova angolatura secondo la quale si sviluppa.</p>
<p>Sarà nostra cura rendere graficamente evidente ciò che è di Sandro Gindro e ciò che è aggiunto dai gindriani. Poiché, come sa chi li ha conosciuti, anche Renzo Rossi è scomparso pochi mesi dopo Sandro (22 ottobre 2002), una sezione del sito è dedicata al ricordo della sua acutezza e della sua profondità. Si chiama &#8220;i corsivi di Renzo&#8221; ed ospita i numerosi articoli con i quali siamo stati sollecitati a bandire la banalità dal nostro modo di guardare il mondo.</p>
<p>Vorremmo che questo luogo divenisse una &#8220;piazza&#8221; dedicata a Sandro Gindro.</p>
<p>Buona navigazione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/2002/05/24/sandro-si-e-spento-il-24-maggio-2002/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>E&#8217; un po’ strano essere in rete, per me&#8230;</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/2001/05/20/e-un-po%e2%80%99-strano-essere-in-rete-per-me/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/2001/05/20/e-un-po%e2%80%99-strano-essere-in-rete-per-me/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 20 May 2001 13:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Senza categoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=6</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; un po’ strano essere in rete, per me, che per anni ho scelto di rivolgermi agli altri, o parlando direttamente in pubblico oppure scrivendo su libri e riviste. Il linguaggio virtuale significa una novità a cui spero che riuscirò ad abituarmi, soprattutto se avrò interlocutori che mi aiuteranno a scegliere i modi di questo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; un po’ strano essere in rete, per me, che per anni ho scelto di rivolgermi agli altri, o parlando direttamente in pubblico oppure scrivendo su libri e riviste. Il linguaggio virtuale significa una novità a cui spero che riuscirò ad abituarmi, soprattutto se avrò interlocutori che mi aiuteranno a scegliere i modi di questo per me nuovo modo di comunicazione, che, peraltro, mi sembra che potrà avere il vantaggio dell’immediatezza. Infatti se, come diceva Platone, il difetto dei libri è di non saper rispondere a chi li interroga, un giornale inter-attivo dovrebbe permetterci di incontrarci, malgrado le distanze e senza indugi temporali&#8230;</p>
<p>In ogni caso, questo non è l’inizio, ma è la continuazione di un dialogo che io e Psicoanalisi Contro abbiamo stabilito con voi venticinque anni fa.<br />
I modi fin qui usati sono stati molteplici: i seminari, le terapie di gruppo, la psicoanalisi individuale nel rapporto diretto tra paziente e psicoanalista, con il divano, nel chiuso di uno studio professionale, con un tempo dato per la sfida interminabile all’inconscio.</p>
<p>Questa rivista elettronica proseguirà il discorso della vecchia rivista di carta e lo allargherà: l’agilità del mezzo mi permetterà di sviluppare insieme i discorsi della psicoanalisi e quelli dell’arte: le considerazioni attuali sotto i lecci, la psicoanalisi, il volo instancabile e sfrenato dei farfalloni, la musica e il teatro, saranno i capitoli di una conversazione a tutto campo, fatta anche di botte e risposte, tra voi e me, provocatorie da una parte e dall’altra, ironiche, anche, senza però l’ombra della frivolezza.</p>
<p>Venticinque anni fa dissi chiaro e tondo che Psicoanalisi Contro non è contro la psicoanalisi, ma vuole essere un modo di usare la psicoanalisi contro tutto quello che tende a ripetere le eterne patologie che affliggono questo nostro vecchio mondo. Psicoanalisi contro la cultura della morte, psicoanalisi contro la stupidità del politicamente corretto in ogni campo: dalla scienza alla politica, dalla cultura all’arte. La psicoanalisi di cui ci occuperemo è una visione del mondo, forse la sola visione legittima che si può averne, perché la consapevolezza di quello che siamo è l’unico punto di partenza possibile per un corretto rapporto con gli altri. La terapia psicoanalitica, nonostante le crisi ricorrenti e i diversi metodi applicati, resta oggi più che mai, la sola forma di cura che rispetta fino in fondo il paziente e questo è il presupposto indispensabile di ogni intervento terapeutico di una scienza che voglia rispettare la vita e la dignità dell’uomo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/2001/05/20/e-un-po%e2%80%99-strano-essere-in-rete-per-me/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>41 &#8211; Settembre &#8216;99</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/09/01/41-settembre-99/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/09/01/41-settembre-99/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 1999 18:51:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=764</guid>
		<description><![CDATA[Proprio qualcosa del genere, non con l&#8217;intervento di sceicchi, ma di avveduti imprenditori locali, è avvenuto invece ad Auvers sur Oise, nell&#8217;AUBERGE RAVOUX dove visse Van Gogh dal 20 maggio al 28 luglio 1890, qui approdato alla ricerca del dottor Gachet. Oggi la vecchia locanda fa parte di un complesso tutto dedicato a Van Gogh, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Proprio qualcosa del genere, non con l&#8217;intervento di sceicchi, ma di avveduti imprenditori locali, è avvenuto invece ad Auvers sur Oise, nell&#8217;AUBERGE RAVOUX dove visse Van Gogh dal 20 maggio al 28 luglio 1890, qui approdato alla ricerca del dottor Gachet. Oggi la vecchia locanda fa parte di un complesso tutto dedicato a Van Gogh, completo di sussidi audiovisivi, che conserva però quasi intatte due stanze al primo piano: l&#8217;una, vuota e deserta, risparmiata miracolosamente da ogni tentativo di &#8220;ricostruzione&#8221; e per questo particolarmente emozionante, è quella in cui abitò il pittore olandese, al modesto costo di tre franchi e cinquanta centesimi, per la pensione completa; l&#8217;altra, arredata con pochi mobili dell&#8217;epoca, è quella dello sconosciuto pittore Anton Hirschig, suo vicino di stanza. Al fondo di una scala scricchiolante, al piano terreno, prospera un ristorante preso d&#8217;assalto dai visitatori. Perfettamente ricostruito, oggi l&#8217;Auberge Ravoux esibisce una bella sala con boiserie, trompe 1&#8242; oeil, colori rossastri, bancone con bordo di zinco ben lustro. Noi ci siamo goduti un pranzo composto da pressé de lapereau, con lenticchie e composta di cipolle, molto profumato; terrina di canard con pistacchi, saporitissima, all&#8217;antica; agnello delle sette ore, un ottimo stracotto gustoso ed umido, con patate aux lardons; mousse al cioccolato nel bacile, morbidissima; una delicata mousse verte al pastis e crema con frutti di bosco; un ottimo brie cremoso che non sapeva come spesso avviene di gesso; bevendo prima un kir freddo e poi a tutto pasto un fresco Lussac St. Emilion in caraffa, schietto e saporito, dal bel colore rosso violetto. Per fortuna la massa dei turisti si arrestò anche quel giorno di settembre tra i santini in vendita e il ristorante, permettendoci di provare una delle più emozionanti esperienze della nostra pur emozionantissima vita.<br />
Il paesino di Auvers sur Oise, pacato e tranquillo nella luce della domenica mattina, si dipanava davanti a noi con le sue case di contadini raggruppate attorno alla chiesa di Notre Dame (XII-XIII sec.), tale e quale oggi come la si vede nel quadro di Van Gogh, con le due strade che si biforcano passando ai lati del tozzo campanile. Dalla chiesa parte la strada che porta al cimitero tra i campi di stoppie gialle sovrastati dai corvi neri gracchianti in uno sconvolgente cielo &#8220;impressionista&#8221;, dietro di noi solo il passo di due ragazzi. Oltre il muro, tra le tombe, alcune donne vestite di scuro sistemavano fiori o toglievano erbacce. In disparte, all&#8217;ombra di due cipressi, due lapidi, abbracciate da una compatta aiuola di edera verde, con due scritte: Vincent Van Gogh 1853-1890 e Théodor Van Gogh 1857-1891.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/09/01/41-settembre-99/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Psicanalisi contro n. 41 &#8211; L&#8217;occasione della bioetica</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/09/01/psicanalisi-contro-n-41-loccasione-della-bioetica/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/09/01/psicanalisi-contro-n-41-loccasione-della-bioetica/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Sep 1999 07:39:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=292</guid>
		<description><![CDATA[1. In tutte le culture e le società di ogni tempo e luogo, gli esseri umani hanno agito e riflettuto sulle loro azioni. Questo vale per gli uomini di cultura: filosofi, scienziati e artisti, ma anche per categorie di persone cui non si chiede specificamente di operare una riflessione critica sul mondo. Ciascuno riflette sulla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1. </strong>In tutte le culture e le società di ogni tempo e luogo, gli esseri umani hanno agito e riflettuto sulle loro azioni. Questo vale per gli uomini di cultura: filosofi, scienziati e artisti, ma anche per categorie di persone cui non si chiede specificamente di operare una riflessione critica sul mondo. Ciascuno riflette sulla propria vita, sul senso dei suoi gesti e di quelli degli altri. Non è facile capire quale sia davvero il significato del comportamento di un individuo o di un gruppo sociale: mentre alcune motivazioni appaiono evidenti altre sono invece nascoste e difficilmente possono essere portate alla luce della coscienza.</p>
<p>Il filosofo francese E. Boutroux, nel suo scritto su La contingenza delle leggi di natura, del 1874, diceva che le leggi che governano le cose sono tanto più comprensibili e necessitanti quanto più si osserva da lontano e meno quando l&#8217;osservazione si fa più ravvicinata. Nel tentativo di meglio spiegare la realtà dell&#8217;uomo, la cultura occidentale, per osservarla più da vicino, la ha spaccata in due, separando la psiche dal soma, o come si diceva un tempo, l&#8217;anima dal corpo, operando su questa base un&#8217;ulteriore scissione tra due sfere: quella razionale e quella emozionale. Si è poi passati a supporre che la ragione capisca le emozioni, che nel loro fluire impetuoso non hanno possibilità di riflessione ulteriore. È toccato agli artisti e all&#8217;opera d&#8217;arte evidenziare i limiti di questa divisione e dare alle emozioni un valore positivo e costruttivo nel processo di civiltà, rischiando peraltro di cadere nell&#8217;opposta esaltazione di una spontaneità tutta emotiva ed estranea ad ogni rapporto con la ragione; primo fra tutti Wilderlin che dice che l&#8217;uomo è un mendicante quando pensa, ma un Dio quando sogna!</p>
<p>Le due posizioni estreme sono ugualmente ridicole: la ragione non prescinde dall&#8217;emozione e allo stesso modo non vi sono idee chiare e distinte che non abbiano colorito emotivo. È questa una dicotomia pericolosa che ha impedito a lungo di capire aspetti complessi della natura umana. Separare razionalità da emotività è inoltre un errore scientifico e filosofico: &#8220;La capacità di ragionare si è sviluppata probabilmente nel corso dell&#8217;evoluzione della specie (e si attiva in un determinato individuo) sotto l&#8217;egida di quei meccanismi di regolazione biologica che si traducono in particolare con la capacità di sentire ed esprimere emozioni. Inoltre anche dopo che la facoltà razionale ha raggiunto lo stadio della maturità, all&#8217;uscita dagli anni dello sviluppo, la sua attivazione efficace dipende probabilmente, in larga misura, dalla capacità di reagire sul piano emozionale. Non si tratta di negare che le emozioni possano perturbare i processi razionali in certe circostanze. Da tempi immemorabili si sa bene che lo possono e recenti ricerche hanno dimostrato come le emozioni possano influenzare in modo disastroso il ragionamento stesso. È dunque tanto più sorprendente &#8211; e qui sta la scoperta &#8211; che l&#8217;incapacità di esprimere e provare emozioni sia suscettibile di conseguenze così gravi, tanto da poter costituire un handicap per la messa in opera di comportamenti in sintonia coi nostri progetti personali, le convenzioni sociali e i principi morali. Non si tratta neppure di dire che, quando le emozioni intervengono in modo positivo, esse decidano per noi; né di dire che noi non siamo esseri razionali&#8221; (t d a) ( A.R. Damasio, Descartes Error, Grosset, Putnam Books, N.Y, 1994. L&#8217;erreur de Descartes, Odile Jacob, Paris, 1995, pag. 9).<br />
Forse si dovrebbe essere ancora più drastici affermando decisamente che a un&#8217;attenta osservazione neurologica e psicologica tutto appare soltanto emozione, in quanto la ragione sembra, allo stato attuale della conoscenza, piuttosto un&#8217;invenzione della neurologia e psicologia positiviste ormai superate. Che tutto sia emozione non significa che l&#8217;uomo sia preda dell&#8217;impulso e dell&#8217;inconsapevolezza, ma che senza l&#8217;emozione che lo colorisce non esiste possibilità di procedere nel ragionamento, di qualsiasi natura esso sia.</p>
<p><strong>2.</strong> Ciascun individuo ed ogni gruppo sociale sono strutturati anche dall&#8217;inconscio. La distinzione che la psicoanalisi freudiana ha operato soltanto tra coscienza ed inconscio, sia nella prima sia nella seconda topica, è però anche troppo meccanicistica: &#8221; La coscienza è irraggiungibile molto più dell&#8217;inconscio, eppure la psicoanalisi continua a basarsi sulla presa di coscienza. Certo che a questo punto mi trovo di fronte ad un&#8217;aporia: se l&#8217;inconscio è più raggiungibile della coscienza, questa diventa, allo stesso tempo, più e meno raggiungibile di quello. La questione è che la psicoanalisi sta usando la ricerca della consapevolezza non come metodo, ma come medicina (&#8230;) L&#8217;errore di partenza della psicoanalisi è stato quello di credere che la verità sia raggiungibile. Ha creduto di sapere cosa è bene e cosa è male, cosa è salute e cosa è malattia. In fondo ha ripetuto il gesto empio di Adamo ed Eva, che hanno voluto conoscere i frutti dell&#8217;albero del bene e del male. Da Freud in poi, gli psicoanalisti sono stati colpevoli di empietà ed oggi la psicoanalisi paga lo scotto di risultare ridicola, con la rigidezza dei suoi schemi metapsicologici, filosofici e nosografici, con la sua concezione di inconscio che si esprimerebbe come una forma di cattiva coscienza (Gindro, L&#8217;oro della psicoanalisi, Alfredo Guida, Napoli, 1993, pp. 71-72).</p>
<p>È importante che l&#8217;uomo ricerchi la consapevolezza ed anche l&#8217; autoconsapevolezza. Bisogna cercare di scoprire le motivazioni che stanno dietro ai comportamenti individuali e collettivi, anche sapendo che non si potrà venire a capo di tutte: &#8221; Tu non troverai i confini dell&#8217;anima, per quanto vada innanzi &#8230;&#8221; (Eraclito, fr. 45, Diels) L&#8217;inconscio individuale e sociale può essere in parte analizzato, ma resterà in parte ancora maggiore, oltre, nel mistero che costituisce l&#8217;uomo stesso.</p>
<p><strong>3.</strong> Già S. Freud nel Disagio della civiltà aveva sostenuto che : &#8220;L&#8217;esistenza di questa tendenza all&#8217;aggressione, che possiamo scoprire in noi stessi e giustamente supporre negli altri, è il fattore che turba i nostri rapporti col prossimo e obbliga la civiltà a un grande dispendio di energia. Per via di questa ostilità primaria degli uomini tra loro, la società civile è continuamente minacciata di distruzione&#8221;. (Freud, 1929, Opere, vol.10, Boringhieri, p 600).<br />
È lecito oggi anche contestare la fondatezza delle teorie filosofiche e scientifiche che prendono dall&#8217;etologia e dalle sue considerazioni sul comportamento di alcune specie animali lo spunto per sostenere che anche per l&#8217;essere umano la spinta all&#8217;azione stia principalmente nell&#8217;aggressività e nell&#8217;istinto di distruzione dell&#8217;altro.</p>
<p>Più recentemente il sociobiologo E. O. Wilson è giunto ad affermare che: &#8220;ciò che è un bene per l&#8217;individuo può essere distruttivo per la famiglia; che ciò che preserva la famiglia può danneggiare sia l&#8217;individuo sia la tribù a cui la sua famiglia appartiene; e così via, risalendo le permutazioni dei livelli di organizzazione&#8221; (Sociobiologia, 1972, Zanichelli, 1979, p. 4).<br />
L&#8217;osservazione più empirica ed anche quella sperimentale fa piuttosto pensare che la molla che muove tutti gli esseri viventi &#8211; e tra di essi l&#8217;uomo &#8211; sia il principio del piacere. Come già faceva notare la psicoanalisi freudiana, il sadismo ed il masochismo, ovvero il piacere provato nel far soffrire l&#8217;altro o nel ricevere sofferenza dall&#8217;altro sono una forma di perversione di questa pulsione originaria. Il piacere si fonda nel sentimento di amore per sé e per l&#8217;altro. Questo punto di inizio che potrebbe sembrare metafisico ha invece una sua valenza scientifica e logica. Parlare di un principio, quale che esso sia, può sembrare rischioso oppure inutile; ma è necessario avere un punto di partenza da cui avviare un movimento che abbia un verso ed una direzione.</p>
<p>Il piacere-amore è la molla della vita. Si tratta però di una pulsione e un sentimento che vengono immediatamente contraddetti e frustrati. Non si può però confondere la violenza che è la reazione a questa frustrazione con la pulsione fondamentale della vita dell&#8217;uomo. Il bisogno di sopraffazione è certamente presente negli esseri viventi &#8211; nei vegetali e negli animali &#8211; ed a maggior ragione nell&#8217;uomo; ma esso è proprio il contrario della vita, ne è il principio opposto. Il contrario della vita non è infatti la morte, ma è l&#8217;odio. Il sadomasochismo è proprio l&#8217;espressione della vendetta che nasce da esso, espressione della prima difesa, alla quale poi seguiranno le altre, a cominciare dal narcisismo.</p>
<p>La pulsione che spinge alla vita i due gameti nel ventre materno esprime la ricerca di amore e di piacere eppure non c&#8217;è traccia, né ontogenetica né filogenetica, della mitica età dell&#8217;oro in cui l&#8217;uomo sarebbe stato felice e in pace con gli altri; la violenza e la malattia accompagnano da sempre la sua vita. In questa fine di millennio ancora la violenza sembra esplosiva più che mai: guerre, genocidi, distruzioni affliggono un mondo che ha la presunzione di credersi avanzato e civile. Lo stesso uomo che ha acquisito per suoi meriti scientifici una padronanza eccezionale di controllo della conoscenza e della realtà, che vince molti mali e sofferenze, non riesce a lottare contro la propria capacità di distruzione e di odio. La società umana ancora non accetta il principio della tolleranza: un rispetto delle diversità &#8211; etniche o di qualunque altro tipo &#8211; che non va confuso con un vile qualunquismo relativistico, ma che deve essere di lotta comune per la costruzione. Il solo modo di arrivare a questa accettazione è l&#8217;impegno verso la conoscenza di se stessi.</p>
<p><strong> 4. </strong>Il marxismo e il positivismo che pure hanno dato molto al procedere della civiltà erano purtroppo carichi di illusioni. Il primo per la convinzione di aver afferrato con il materialismo storico la chiave universale di interpretazione del divenire del mondo; il secondo con la sua assoluta fiducia nell&#8217;inevitabilità positiva del progresso. Entrambe le scuole filosofiche non hanno saputo tenere conto dell&#8217;importanza del ruolo che l&#8217;inconscio individuale e sociale gioca nel destino del mondo degli uomini. La scoperta dell&#8217;inconscio è però un&#8217;impresa senza fine e le origini prime del comportamento umano restano oscure come le fonti del Nilo.</p>
<p>È estremamente importante che scienza e filosofia si rendano conto dell&#8217;estrema precarietà dei sistemi di conoscenza umana e che si eviti la presunzione del sapere; ma è anche utile che le conoscenze acquisite, nella loro fragilità, siano passate al vaglio di un&#8217;analisi che le trascenda e che metta in guardia contro i rischi che potrebbero comportare per l&#8217;umanità. Questo è oggi il compito della bioetica.<br />
La scienza in passato è stata più inibita e castrata che non stimolata: forze politiche e religiose, conformismi e pregiudizi hanno spesso tentato di paralizzare quegli scienziati che sembravano troppo arditi per l&#8217;audacia dei loro esperimenti o per la pericolosità delle loro idee. Nonostante tutto la scienza non si è fermata e neppure la riflessione sul suo operato. Oggi la bioetica dovrebbe offrire agli uomini l&#8217;occasione di prendere coscienza dei significati ampi e profondi che possono assumere i loro gesti, del potere che il progresso scientifico mette loro in mano: si tratta di far acquisire alle singole categorie professionali quella stessa consapevolezza verso la quale lo psicoanalista guida il suo paziente. Si tratta di isolare questo &#8220;sapere di sapere&#8221; fino a rendersi conto dei pericoli che il sapere stesso comporta; di costruire ed indicare quella che deve essere la confluenza di forze alla quale affidare il compito di controllare e dominare il potere che deriva all&#8217;uomo dalla scienza.<br />
Per meglio assolvere questo compito di tutelare tutti gli aspetti della dignità dell&#8217;uomo, è importante che la composizione di qualsiasi entità bioetica sia multidisciplinare.</p>
<p><strong>5. </strong>Nessuna scoperta scientifica e l&#8217;acquisizione di nessuna tecnologia possono arrogarsi il diritto di intervenire a scapito della dignità ed integrità dell&#8217;essere umano. Tra i primi interrogativi che a questo punto si pongono, il primo verte sulla natura di questa dignità umana. La quale non è certo quello che la presunzione individuale o il pregiudizio sociale stabiliscono, ma si esprime appieno come &#8220;dignità della vita umana&#8221;, sempre e prima di ogni altra considerazione. La stessa parola vita, che indica un concetto solo apparentemente semplice, viene usata da sofisti in mala fede per acrobazie semantiche e concettuali, nel tentativo di negare, di volta in volta, ad uno o ad un altro degli esseri umani la pienezza dei propri diritti, primo fra tutti quello di essere considerato appunto &#8220;essere umano&#8221;. Gli uomini sono prigionieri delle tautologie e delle contraddizioni, le quali caratterizzano anche il pensiero filosofico e scientifico.</p>
<p>La dignità della vita umana deve essere sempre salvaguardata e difesa anche contro la pigrizia mentale di chi vorrebbe rinunciarvi per la difficoltà di definirne il concetto. Tentare di fare chiarezza significa accettare la lotta, con i corollari che questa rischia di portare sempre con sé: violenza e sopraffazione. Chi ha il coraggio di impegnarsi come bioeticista non deve temere di sporcarsi le mani, ma allo stesso tempo deve impegnarsi a tenere il più pulite possibile non solo le proprie. Un rischio che il bioeticista corre è quello di soccombere al fascino di costruzioni mentali bizzarre e complesse, ma in ultima analisi aride per le loro velleità universalizzanti. Il tentativo di essere onnicomprensivi, di chiudere in una sentenza tutti i significati possibili, scade nel compiacimento per ciò che risulta costruito fine a se stesso, senza neppure la volontà di compromettersi prendendo una precisa posizione. Ogni affermazione anche di natura etica e morale nasconde motivazioni inconsce. L&#8217;elencazione stessa del manuale DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Desorders ) dell&#8217;associazione degli psichiatri americani &#8211; per fare un esempio -, i cui parametri vorrebbero essere di sostegno alla diagnosi, mentre rappresenta indubbiamente uno sforzo di fornire un utile strumento di appoggio che costituisca un&#8217;alternativa ai vaghi intuizionismi soggettivi degli psichiatri, tuttavia, non esprime, come vorrebbe, la posizione di un&#8217;entità scientifica neutrale: è evidente infatti che il pragmatismo di Peirce informa l&#8217;impostazione generale della prima enunciazione, che nel succedersi delle diverse edizioni si è andata modificando, sempre in relazione a concetti filosofici mutuati dal contesto sociale in cui venivano enunciati.<br />
Il bioeticista neutrale non esiste: ciascuno ha alle spalle la propria storia, la cultura, le proprie convinzioni, fantasie e desideri inconsci. La vecchia distinzione marxiana tra struttura e sovrastruttura, spogliata della sua obsoleta valenza politica, conserva efficacia metodologica: gli slanci del pensiero hanno le radici in strutture che li sorreggono.<br />
Anche la bioetica deve trovare il proprio cammino nel continuo reciproco scambio tra strutture e sovrastrutture.</p>
<p><strong> 6.</strong> Ogni principio bioetico deve affondare le sue radici in una pratica concreta per cui esso possa diventare paradigma, ma non astrazione. La bioetica deve indicare in campi specifici come operare e intervenire secondo alcuni principi piuttosto che altri; evitando però anche le suggestioni che potrebbero trasformare il bioeticista in un manipolatore di coscienze, magari distogliendolo dall&#8217;imperativo universale del rispetto dell&#8217;uomo e &#8211; a maggior ragione &#8211; del malato.</p>
<p>Il consenso informato e documentato è stato per anni un problema centrale: oggi, l&#8217;illusione che l&#8217;accettazione di questo principio significhi essersi davvero liberati dal paternalismo prepotente della vecchia medicina &#8211; sempre sicura di agire bene in scienza e coscienza &#8211; appare già un&#8217;illusione. Il consenso informato può ridursi infatti ad una acritica e passiva accettazione, espressa attraverso la firma di un documento precedentemente redatto, da parte di un soggetto non in grado di giudicare davvero i termini della questione che gli si sottopone; e questo soltanto ai fini di una protezione giuridica del medico contro i rischi penali ed economici che l&#8217;eventuale impugnazione giudiziaria contro gli esiti dell&#8217;intervento o della cura potrebbe comportare per lui.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/09/01/psicanalisi-contro-n-41-loccasione-della-bioetica/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>40 &#8211; Luglio 1999</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/07/01/40-luglio-1999/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/07/01/40-luglio-1999/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 1999 18:07:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=724</guid>
		<description><![CDATA[I1 ristorante OPERA, al numero 5 della Place de l&#8217;Opera, ostenta un bell&#8217;arredamento Napoleone III autentico, appena restaurato e si avvale di un servizio ineccepibile e cordiale, nonostante la sussiegosa cornice. Può essere piacevole farvi una sosta per una cena un po&#8217; impegnativa, magari dopo spettacolo. Così abbiamo fatto noi e non ce ne siamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I1 ristorante OPERA, al numero 5 della Place de l&#8217;Opera, ostenta un bell&#8217;arredamento Napoleone III autentico, appena restaurato e si avvale di un servizio ineccepibile e cordiale, nonostante la sussiegosa cornice. Può essere piacevole farvi una sosta per una cena un po&#8217; impegnativa, magari dopo spettacolo. Così abbiamo fatto noi e non ce ne siamo pentiti. Dopo un gradevole aperitivo con una coppa di moscato della Corsica, cremoso e profumato, di mirto e fiori, corredato da un amuse gueule di erbe e salmone caramellati, e una zuppetta di asparagi offerta dalla casa, abbiamo affrontato portate dai nomi napoleonicamente complessi come la compote froide de homard breton et queues de langoustines sous presse, jus de ratatouille et crustacées en vinaigrette, ovvero una terrina di aragosta e code di scampi con insalata di verdurine profumate all&#8217;aceto e<br />
fumetto di crostacei; è seguita una cote de veau de lait fermier mijoté en casserole amandes et coupons d&#8217;olives, gnocchi d&#8217;epinard à la brosse, che sarebbe a dire una bistecca di vitello di latte &#8211; &#8220;ruspante&#8221; &#8211; e passata in casseruola con mandorle e fette d&#8217;oliva, accompagnata da gnocchi di spinaci alla &#8220;spatola&#8221;; di un ricco carrello di formaggi abbiamo particolarmente apprezzato la tète de moine rapée, molto piccante e dolce; per finire ci è stato offerto un gelato alla vaniglia in salsa di frutti di bosco, che ha preceduto il moelleux et croquant &#8220;chocolat pistache &#8220;, sontuoso dolce al cioccolato pistacchio. Abbiamo bevuto un semplicissimo Sancerre del 1998, equilibrato e ricco di profumi e un St.Emilion del 1995. Il prezzo, al confronto di tanto splendore e pompa magna, è risultato meno terribile del previsto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/07/01/40-luglio-1999/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Psicanalisi contro n. 40 &#8211; La nuova genitorialità e il futuro della famiglia</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/07/01/psicanalisi-contro-n-40-la-nuova-genitorialita-e-il-futuro-della-famiglia/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/07/01/psicanalisi-contro-n-40-la-nuova-genitorialita-e-il-futuro-della-famiglia/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Jul 1999 07:25:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=289</guid>
		<description><![CDATA[1. La materia che compone la realtà esistente può essere classificata in diversi modi. Uno è quello che incomincia col separare la materia animata da quella inanimata o, come fa la chimica, fra elementi organici ed elementi inorganici. Su questa divisione non tutti sono d&#8217;accordo: come gli antichi filosofi Ilozoisti, anche alcuni modernissimi e avanzatissimi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1. </strong>La materia che compone la realtà esistente può essere classificata in diversi modi. Uno è quello che incomincia col separare la materia animata da quella inanimata o, come fa la chimica, fra elementi organici ed elementi inorganici. Su questa divisione non tutti sono d&#8217;accordo: come gli antichi filosofi Ilozoisti, anche alcuni modernissimi e avanzatissimi chimici e biologi ritengono infatti che tutta la realtà sia vivente e che quindi la materia inanimata sia un&#8217;invenzione della scienza positivista dell&#8217;Ottocento.</p>
<p>La realtà organica o vivente può essere poi divisa in due grandi regni: il regno animale e il regno vegetale.</p>
<p>Nel regno animale si possono distinguere gli animali che generano esseri autosufficienti fin da subito, quali molte specie di pesci, gli anfibi e molte specie di uccelli, per cui la gestazione è più formale che reale, e animali che mettono al mondo figli che non potrebbero sopravvivere se qualcuno non si prendesse cura di loro. A questa categoria appartengono gli esseri umani. Il piccolo dell&#8217;uomo passa i primi nove mesi di vita nel ventre materno e non è autosufficiente al momento della nascita.<br />
Almeno per il momento — a parte casi da considerarsi ancora eccezionali di procreazione medicalmente assistita; ma che, come abbiamo visto in altra sede, saranno destinati a sconvolgere non solo la famiglia, ma i ruoli sessuali e sociali del maschio e della femmina umani — il bambino deve vivere alcuni mesi nel ventre materno ed essere assistito dopo la nascita; che il parto sia avvenuto a termine oppure no. Questo dato di fatto potrebbe rappresentare il primo motivo per cui si è formata la famiglia. Potremmo infatti considerare come prima struttura famigliare quella costituita dalla diade madre-bambino, o comunque dal bambino e da chi se ne prende cura (nel caso di Romolo e Remo, fu per esempio una lupa).<br />
Così che, nell&#8217;essere umano, è naturalmente connaturato il bisogno del rapporto con l&#8217;altro: tutti gli uomini, in qualunque tempo e in qualunque parte del mondo, hanno avuto finora questo bisogno di essere in relazione tra loro.</p>
<p>Di fatto è così avvenuto che quasi sempre due persone di sesso diverso si siano unite per allevare la prole da loro generata, dividendosi in vario modo gli oneri della cura e dando luogo ad una struttura funzionale al proseguimento della specie alla quale si è voluto dare il nome di famiglia.<br />
La famiglia, se pure in modi, strutture e organizzazioni diverse, è una realtà presente in tutte le culture. Anche se oggi la facilità delle comunicazioni, gli spostamenti sempre più rapidi e ad ampio raggio tendono all&#8217;omologazione, la struttura familiare assume forme diverse, secondo i contesti socio-culturali ed economici. Ci sono famiglie piccole, ridotte ai minimi termini, oppure famiglie allargate, con strutture molto diversificate e articolate. Non si è invece ancora in grado di dire quale tipo di struttura assumerà in futuro la famiglia, ammesso che essa sopravviva e anche ammesso che si possa dire che esista una struttura tipica della famiglia.</p>
<p>Non è certo facile, anzi forse è impossibile, definire che cosa sia una famiglia: tutti pensiamo di saperlo, ma, in realtà ci si riferisce sempre all&#8217;idea di famiglia dominante nella nostra struttura sociale. Anche nella nostra società, tuttavia, la famiglia è in evoluzione. La costituzione italiana del 1948 dice che &#8220;la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio&#8221;. Questa è un&#8217;affermazione che era già obsoleta e superata nel 1948: c&#8217;erano infatti anche allora, ad esempio, famiglie composte da persone che si ritenevano una famiglia e che non si basavano sul matrimonio; e poi: cosa vuol dire società naturale? Il termine naturale (o natura) è sempre un termine ambiguo. In realtà quella è una definizione utile soprattutto per costituire le basi del diritto famigliare, per ragioni che si comprendono, in quanto la famiglia ha bisogno di elementi che strutturino giuridicamente, sia il rapporto tra i coniugi sia quello con i figli. A partire dagli anni &#8216;70, il diritto di famiglia italiano si è evoluto per molti versi, anche se rimane ancora valido il concetto che la famiglia debba sorgere dall&#8217;unione di un maschio e una femmina, sancita con un contratto matrimoniale che si può stipulare in un tempio, di fronte ad un sacerdote, oppure davanti ad un rappresentante dell&#8217;autorità civile. Il matrimonio, nella cultura occidentale, e non solo in Italia. rimane comunque un elemento fondamentale per il riconoscimento di un effettivo istituto famigliare.</p>
<p><strong>2. </strong>Nel 1800, con l&#8217;impulso dell&#8217;evoluzionismo e del darwinismo, si ipotizzò un&#8217;origine della famiglia come derivato di una società precedente, basata (come diceva Morgan) sulla promiscuità sessuale. Maschi e femmine vivevano insieme, avendo rapporti sessuali non strutturati. Ciascuno poteva avere rapporti con tutti e con tutte e i figli erano allevati in comune.</p>
<p>Freud, richiamandosi alle teorie dell&#8217;evoluzionismo di Darwin e di Morgan, ha parlato di orda primitiva: tanti e tanti millenni orsono esisteva un&#8217;orda, cioè un gruppo di maschi e di femmine dominato dal maschio fallico più potente che teneva per sé tutte le femmine e impediva, o cercava di impedire, ai figli maschi di avere rapporti con queste donne. Ad un certo punto i figli maschi si ribellarono al padre e lo uccisero, lo smembrarono, lo divorarono e si divisero le femmine. Il padre ucciso e sbranato, però, da morto, si rivelò più potente che da vivo, perché fu molto forte il senso di colpa che i figli si sarebbero portati dietro e per il quale si strutturò la società civile con il tabù dell&#8217;incesto e il divieto dell&#8217;omicidio.</p>
<p>Questa è una mitologia psicoanalitica un po&#8217; rozza e un po&#8217; ingenua che, però, è servita a Freud per strutturare il suo concetto di famiglia, con le sue dinamiche relazionali interne alla triade padre-madre-figlio. Il figlio maschio sarebbe affettivamente ambivalente nei confronti del padre perché vorrebbe avere rapporti sessuali con la madre e, quindi, se da un lato lo ama, d&#8217;altro canto lo odia perché ne è geloso, tanto che vorrebbe anche sopprimerlo. A sua volta la figlia, per un meccanismo di successivi e ulteriori capovolgimenti, ha anch&#8217; essa fantasie ambivalenti e di ribellione, che sono però più rivolte verso la madre. Freud parla, certo, della famiglia piccolo borghese della Vienna del primo novecento; per questo motivo io preferisco parlare di complesso di Hans anziché di complesso di Edipo, dal nome di quel bambinetto che Freud curò psicoanaliticamente (ma solo attraverso i racconti del padre) nel quale indubbiamente si manifestava un complesso di Edipo molto classico, con sentimenti ambivalenti verso il padre e innamoramento e desiderio sessuale verso la madre.</p>
<p>Storicamente, il modello freudiano di famiglia del piccolo Hans non corrispondeva nemmeno a quello allora dominante in Europa, poiché la struttura della famiglia era, in realtà, quasi sempre molto più articolata. Freud, inoltre, era così affascinato dalla mitologia che, elaborando a suo modo il complesso di Edipo, tratto dal mito greco, non si era reso conto che quella mitologia non conosceva proprio i due divieti dell&#8217;incesto e della omosessualità, che per lui erano così fondamentali.<br />
In una lettura alternativa a quella freudiana, appare evidente che Edipo ha ucciso il padre Laio senza sapere quel che faceva e soprattutto ignorando il rapporto di sangue che lo legava a lui. Laio è in realtà punito da Era perché si era preso per amante un bellissimo giovinetto che aveva rapito alla dea. Il mito non sancisce alcun divieto dell&#8217;omosessualità, ma evidenzia come l&#8217;omosessualità fosse una delle tante forme di sessualità che destava gelosia. Nella stessa mitologia sono infinite le storie che dimostrano come Era, ad esempio, fosse furibonda per i tradimenti sessuali di Zeus con maschi e femmine di origine divina oppure umana. Neppure gli incesti erano moralmente condannati in sé. Leggendo la mitologia si trovano fratelli che fan l&#8217;amore con sorelle, padri con figlie e via dicendo.</p>
<p>Le nostre radici più antiche non hanno, quindi, contrariamente a quanto ha voluto credere Freud, i tabù dell&#8217;omosessualità e dell&#8217;incesto. Il bambino e la bambina, specialmente quando sono molto piccoli, non sentono assolutamente il tabù dell&#8217;incesto e desiderano avere rapporti sessuali con il padre e con la madre &#8211; i bambini sono adultorasti (per usare un termine demistificante e che fa un po&#8217; ridere) e chi ha figli o figlie lo sa benissimo. Certo, questo non toglie nulla alle responsabilità di pederasti e pedofili. Sta di fatto che ci sono genitori che debbono difendersi fisicamente dai figli o dalle figlie e questo lo si riscontra spesso in analisi: l&#8217;imbarazzo è tutto da parte del genitore, non del figlio o della figlia. Ciò vale anche per l&#8217;omosessualità: un bambino piccolo non ha turbe ad avere rapporti sessuali con persone del proprio sesso, nei confronti delle quali ha la stessa disinibizione che si ritrova nell&#8217;antica mitologia. Solo in seguito, l&#8217;educazione e i messaggi che il gruppo sociale manda strutturano questi divieti e i tabù sessuali.<br />
L&#8217;incesto, forse, è più rimosso rispetto all&#8217;omosessualità e sarebbe interessante capirne la ragione. Nella nostra cultura inoltre la pulsione omosessuale è più a fior di pelle nel maschio che non nella femmina; ma soltanto per ragioni culturali; questo non significa che la femmina non abbia le pulsioni omosessuali.</p>
<p><strong>3.</strong> Nel 1949, G.P. Murdock usò un termine che ebbe molta fortuna: famiglia nucleare, per parlare di un gruppo composto da padre, madre e figli, tanto che ormai adesso quando si dice famiglia nucleare s&#8217;intende una coppia di genitori con eventuali figli, la quale costituisce il modello familiare dell&#8217;occidente. Talvolta è contemplata l&#8217;aggiunta di qualche altro componente (nonni o parenti molto stretti), ma in genere la struttura è questa, anche se nelle famiglie contadine (esistenti ancora oggi) e, fino a poco tempo fa, nelle famiglie aristocratiche erano presenti strutture più allargate.<br />
La famiglia nucleare si è costituita in questo modo anche per ragioni economiche, condizionata fra l&#8217;altro dalla struttura abitativa tipica delle nostre città, e che adesso si sta diffondendo anche nelle campagne: l&#8217; appartamento.<br />
Forse è vero anche il contrario: la famiglia nucleare impone agli architetti di costruire le case in un determinato modo; oltre l&#8217; ingresso, che sostituisce l&#8217;antico cortile, si affacciano le camere necessarie alle funzioni del piccolo gruppo che vi abita: anzi tutto la cucina e le camere da letto dei genitori e dei figli, eventualmente ci possono essere camere aggiuntive per funzioni accessorie, come la sala da pranzo, lo studio, il soggiorno etc., secondo la posizione sociale della famiglia stessa. Comunque, quella nucleare non è la sola struttura famigliare oggi esistente. Sopravvivono ancora in oriente famiglie che prevedono l&#8217;unione di molte mogli con un solo uomo, sull&#8217;antico modello dell&#8217;harem; a cui si contrappone la famiglia poliandrica, se pure meno diffusa, in cui c&#8217;è una donna che ha molti mariti, e via dicendo.<br />
Ci sono stati e tuttora sopravvivono molti altri modelli familiari, che — per quanto stravaganti possano sembrare — tuttavia non sono da considerare meno &#8220;naturali&#8221;, anche perché hanno origini che si perdono nella notte dei tempi I Batak di Sumatra impongono l&#8217;omosessualità ai giovani maschi come esercizio propedeutico alla vita sessuale matrimoniale che — per contro — è rigidamente monogamica. Presso gli Anim della Nuova Guinea sussiste ancora un regime di separatismo, per cui in ogni villaggio esiste una casa dei maschi e una delle femmine. Gli uni e le altre, anche dopo il matrimonio, continuano ad abitare in case diverse: inoltre è provato che nella casa dei maschi si intrattengono rapporti omosessuali. Meno conosciute sono le pratiche sessuali femminili, per la maggior riservatezza delle donne che, generalmente, si sottraggono alla curiosità degli antropologi.</p>
<p>Ci sono poi strutture familiari in cui sono addirittura imposti rapporti prematrimoniali, come in molte società del Sud America; altre in cui la fedeltà della sposa è un principio che viene contraddetto in alcune situazioni rituali in cui sono imposti alla moglie rapporti sessuali con un uomo che non è il marito.<br />
Certo è che se la famiglia nucleare è messa in crisi da una serie di cause che ora vedremo, queste strutture, a loro volta, sono in crisi per la diffusione del cristianesimo (non solo del cattolicesimo) e dei media — specialmente della televisione — che adesso raggiungono quasi tutto il mondo.</p>
<p>Inoltre l&#8217;Occidente non soltanto esporta il suo tipo di famiglia, ma anche il suo modo di vivere e di lavorare e la famiglia nucleare è ovviamente più funzionale al processo produttivo ormai globalmente industrializzato. Tuttavia per quanto si cerchi di imporlo universalmente, come abbiamo detto, lo stesso modello della famiglia nucleare è in crisi, tanto che viene da domandarsi se non sia tanto questa o quella specifica forma di famiglia ad essere in crisi, quanto sia invece in atto una crisi generalizzata di quella figura sociale chiamata famiglia. Oggi sembrerebbe che la tendenza sia di intendere per famiglia ogni gruppo ristretto di persone dalla coppia in su, che manifesti il desiderio di vivere insieme. Potremmo quindi dire che oggi la famiglia è la voglia di stare insieme di qualcuno che avendo rapporti sessuali con individui del proprio o altrui sesso, può desiderare, ma non necessariamente, di avere figli di cui prendersi cura. La cosa non è poi così nuova: abbiamo avuto già negli anni &#8216;70 le esperienze delle Comuni in cui c&#8217;era la promiscuità sessuale e i bambini erano educati dal gruppo. I kibbuzim in Israele sono forme di famiglia allargata in cui ci sono il padre e la madre, ma poi tutti si prendono cura di tutti i bambini.<br />
Tutte queste forme collettive di famiglia sono andate in crisi, anche se ne sopravvive qualcuna in qualche parte del mondo.</p>
<p>Non è andata in crisi, però, l&#8217;esigenza del rapporto familiare, della struttura familiare, che è presente anche in una coppia omosessuale o in un ménage di tre o più persone.<br />
Non è detto infatti che il rapporto familiare debba necessariamente essere ristretto a due persone e agli eventuali figli.<br />
Si è partiti da una famiglia nucleare composta da un maschio e una femmina, ed ora sembra che non ci sia intenzione di fermarsi più e lo stesso discorso vale per il diritto di procreare o adottare figli.</p>
<p><strong>4.</strong> La famiglia nucleare occidentale moderna ha tentato in tempi relativamente recenti di aprire la propria struttura — che la cultura del cristianesimo aveva rigidamente chiuso — istituendo la pratica del divorzio.<br />
L&#8217;istituto del divorzio e la possibilità conseguente per gli ex-coniugi di contrarre altri matrimoni ha portato a nuove forme di famiglia estesa; anzi, si tratta di famiglie in rapida trasformazione che ristrutturano continuamente la loro gestalt e che richiedono ai loro membri un continuo corrispondente riassestamento del campo affettivo ed organizzativo: nuovi figli e nuovi genitori, nuovi fratelli, altri nonni, con la pletora delle relazioni parafamigliari che tutto questo comporta, insieme al non sempre felice intervento della legge che impone domicili, decide affidamenti, proibisce rapporti diretti e così via.<br />
Dal punto di vista psicodinamico risulta così stravolto anche quel complesso di Hans che la psicoanalisi moderna aveva teorizzato per adeguare alla famiglia borghese l&#8217;arcaico complesso di Edipo, con il fiorire di inedite patologie psichiche, soprattutto infantili. Antonio era un bambino di quattro anni che aveva assistito dapprima alle liti e poi alla separazione dei genitori, i quali subito si erano formati un&#8217;altra famiglia: la madre aveva sposato un altro uomo e il padre un&#8217;altra donna. Il bambino, dopo un iniziale disorientamento, si era quasi abituato ad avere i suoi giocattolini in parte nella sua camera nella casa della mamma e in parte in un&#8217;altra camera nella casa del padre; seguendo le regole che si erano dati i suoi genitori, un po&#8217; andava dal padre, un po&#8217; dalla madre e si era infine abituato a questa vita, non certo simpatica e che qualunque pedagogista sa quanto sia terribile, quanto male faccia ai bambini che sono trattati come pacchi dai genitori: un po&#8217; lo tengo io, un po&#8217; lo tieni tu. Ad un certo punto accadde che questo bambino si affezionasse intensamente alla moglie del padre, manifestando disinteresse nei confronti della madre biologica, che, ovviamente, si infuriò e cercò di riconquistare l&#8217;affetto del figlio. La nuova moglie del padre si era affettivamente legata a sua volta a questo bambino, che le si era buttato proprio addosso. A complicare ulteriormente la situazione subentrarono poi anche i nonni- quelli naturali che avrebbero voluto riprendersi il nipotino e i genitori della nuova moglie, per i quali il bambino manifestava una evidente predilezione. La lotta si scatenò, le contese e le continue scenate reciproche furono terribili. Antonio cominciò progressivamente a regredire a una fase di incontinenza notturna e disturbi del linguaggio: riprese infatti a parlare esattamente come quando aveva due anni. Quel che riusciva a dire attraverso i disegni e pochissime parole allo psicologo che lo aveva preso in cura era in sintesi questo: &#8220;Io non so più dove voglio stare. Io non capisco più.&#8221;</p>
<p>Il secondo caso, anch&#8217;esso di una certa gravità, è quello di un&#8217;altra bimbetta un po&#8217; più grandicella, che chiameremo Chiara. I genitori si erano separati, il padre era rimasto temporaneamente solo, mentre la madre si era fatta subito un&#8217;altra famiglia. La bambina aveva sempre fatto credere di rifiutare il padre, per il suo carattere violento, però in realtà subiva il fascino di quella violenza ed era attaccatissima a lui e soffriva moltissimo per il suo evidente disinteresse per lei.<br />
Il padre, in effetti, dopo la separazione non si era interessato quasi più della bambina la quale nella nuova famiglia aveva sviluppato un odio furibondo verso il nuovo marito della madre. Aveva però scelto come oggetto d&#8217;amore il padre di quell&#8217;uomo, il nuovo nonno, tanto che aveva voluto andare a vivere in casa sua e della nuova nonna, rifiutando così entrambe le famiglie dei genitori naturali. Nello sforzo di adattamento alla nuova situazione era entrata però in conflitto con tutti: prima erano stati capricci tremendi, poi era sopraggiunta la perdita dell&#8217;appetito fino all&#8217;anoressia, finché erano subentrate allucinazioni e crisi di angoscia tipiche di una vera e propria schizofrenia.<br />
Alla psicologa ripete in continuazione una sola frase: &#8220;Io non voglio&#8221;. Che cosa non vuole non lo dice, perché non parla quasi più.<br />
Il disastro provocato in casi come questi dal divorzio è stato indubbiamente grande e forse irreparabile e impone una riflessione.<br />
Se è vero che due persone sono libere di fare quello che vogliono, di unirsi e separarsi come e quando credono, è però altrettanto vero che perdono questa libertà assoluta quando hanno uno o più figli: nella vita tutto può succedere: può morire uno dei genitori, può essere inevitabile una separazione, però deve essere chiaro che i genitori sono responsabili verso i loro figli finché questi saranno autosufficienti anche psichicamente. Questo è il problema: il divorzio, che in sé è stato concepito come una soluzione a situazioni di disagio, diventa un male se non è affrontato con senso di responsabilità. Questo principio non lo può impone la legge, ma deve essere una questione di coscienza di entrambi i componenti della coppia i quali non dovrebbero volersi o potersi separare, per una scelta soltanto loro personale, finché i figli non siano anche psicologicamente adulti.</p>
<p>Oggi il divorzio è diventato una comoda scorciatoia verso la soluzione di intolleranze personali e molto di rado si trovano persone veramente consapevoli della necessità di rimanere unite, a qualunque costo, almeno finché il figlio o i figli avranno raggiunto una loro maturità, un equilibrio sufficiente e una propria autonomia.</p>
<p>L&#8217;impossibilità di riuscire a definire, una volta per tutte, il concetto di famiglia, non deve distrarci però dal compito di impegnarci per la felicità di tutti i suoi componenti e questo non può essere imposto dalla legge, ma deve nascere dal senso di responsabilità, unito al rispetto per la vita e la dignità della persona, in particolare rispettando chi è nato senza averlo chiesto ed è il più debole.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/07/01/psicanalisi-contro-n-40-la-nuova-genitorialita-e-il-futuro-della-famiglia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>39 &#8211; Giugno &#8216;99</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/06/01/39-giugno-99/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/06/01/39-giugno-99/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 1999 18:10:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=726</guid>
		<description><![CDATA[In una situazione contraddistinta dal riduttivismo più squallido, abbiamo comunque avuto il piacere di imbatterci in un&#8217;esperienza di grande valore politico-culturale e professionale, nel ristorante allestito da GIANFRANCO VISSANI. Il cuoco umbro ospita ogni sera nel suo spazio gastronomico un collega di spicco. Prima di tutto, l&#8217;ambiente è allestito con una cura che si distacca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una situazione contraddistinta dal riduttivismo più squallido, abbiamo comunque avuto il piacere di imbatterci in un&#8217;esperienza di grande valore politico-culturale e professionale, nel ristorante allestito da GIANFRANCO VISSANI. Il cuoco umbro ospita ogni sera nel suo spazio gastronomico un collega di spicco. Prima di tutto, l&#8217;ambiente è allestito con una cura che si distacca clamorosamente da tutto il pressapochismo becero ed un po&#8217; unticcio degli altri punti di ristorazione e di rinfresco della Biennale: le tavole sono ben arredate, le stoviglie brillanti, le sedie comode e i bicchieri sono adatti al tipo di vino scelto; il servizio, pur in mani inesperte di giovani forse disorientati, rivela uno sforzo organizzativo davvero notevole. La sola difficoltà è forse costituita dalla rigidità della procedura d&#8217;accesso un po&#8217; costrittiva, ma è il meno che ci si possa aspettare in un contesto esterno fin troppo caotico. La serata era affidata alle mani dello chef israeliano Itay Shalev ed il menù era obbligato ed a prezzo fisso (basso). Dapprima è arrivato la zuppa di anguria con menta e feta, poco più che una sfiziosità, ma molto gradevole; sono seguite le scaloppe di fegato grasso con salsa di pera e chutney di melograno, molto saporite e profumate; per secondo piatto un ottimo agnello con verdure allo zafferano e ceci, uno stracotto dal profumo orientale.. La cena è finita con un dessertcapolavoro che si distingueva sul resto per la sua eccellenza: halva con ravioli di lamponi e malabi (una specie di panna cotta) al gusto di rose. Abbiamo bevuto un Orvieto classico superiore, passabile se pure un po&#8217; banale, al quale è seguito un ottimo Dolcetto di Ovada della Cascina Frascara di Paolo Grassi del 1998. E’ la prima volta che dichiariamo di apprezzare Gianfranco Vissani e lo facciamo con piacere anche perché lo abbiamo visto all&#8217;opera in una situazione che gli richiedeva una umiltà di certo non comune.</p>
<p>Nella rue de Varenne hanno sede numerosi palazzi istituzionali: dalla Presidenza del Consiglio all&#8217;ambasciata italiana e la zona ha un suo compassato sussiego ed è più tranquilla di quelle limitrofe di St Germain, di Montparnasse e degli Invalides. Accanto ad un luogo prestigioso ed impegnativo come l&#8217;Arpège, fioriscono alcuni ristorantini di quartiere più o meno gradevoli. Un carattere proprio ha, a nostro avviso, LE PETIT LAURENT, al numero 38 della via in questione; un locale minuscolo, ma molto accogliente, arredato in un gradevole e ingenuo stile neo Luigi XVI. La cucina è gustosa, fresca e trova un giusto equilibrio tra tradizione e novità. Se pure la proposta dei piatti di pesce sia la più ampia, anche i pochi piatti di carne sono ben curati e interessanti. Si apprezza l&#8217;accuratezza nei dettagli già dai crostini con la piccola maionese alle erbe fini che accompagnano il tradizionale kir royal, e con la stessa cura sono presentate le entrées: siano la poelée de langoustines sur salade aux fleurs de thym, un&#8217;insalata di scampi carnosi, passati nel burro nocciola, molto gradevole e ovviamente profumatissima, con un condimento appena connotato dalla vivacità di un leggero aceto aromatico; oppure il sontuoso foie gras de canard in terrina con quenelles di fichi accompagnato dal caldo e fragrante pane tostato. Ineccepibile il succoso filet de boeuf au foie gras, con tortino dorato e croccante di patate ed un assortimento di legumi; anche le noisettes d&#8217;agneau si distinguevano per l&#8217;eccellenza della materia prima, tenerissima e molto gustosa e per l&#8217;eleganza della presentazione. La scelta dei formaggi dal carrello è ridotta, ma equilibrata; la carta dei dolci è una tentazione ad ampio raggio: noi abbiamo trovato eccellenti gli accoppiamenti di frutta e gelato ed in particolare un dolce di mele al forno e mandorle con una salsa al caramello e gelato alla vaniglia. La carta dei vini offre un limitato numero di buoni crus per ogni regione, a prezzi accettabili, noi abbiamo apprezzato un dorato Gewuertztraminer alsaziano del &#8216;92, profumato di rosa e biancospino e un Cahors Chateau Chambert dell&#8217; 89, dal buon goudron di liquirizia di legno. Il tutto servito con molto garbo e cortese professionalità, con un conto finale all&#8217;altezza del quartiere, ma non eccessivo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/06/01/39-giugno-99/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Psicanalisi contro n. 39 &#8211; Lo svizzero</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/06/01/psicanalisi-contro-n-39-lo-svizzero/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/06/01/psicanalisi-contro-n-39-lo-svizzero/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 1999 07:13:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[articoli]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=286</guid>
		<description><![CDATA[1. La scienza non è avulsa dalla morale e dall&#8217;impegno sociale e politico e la sua neutralità è un&#8217;illusione. Però, allo stesso tempo, non si può pensare di vivere in un mondo fatto soltanto di ideologie e quindi bisogna anche tenere conto di ciò che la scienza e la tecnica stanno facendo e scoprendo. Così, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>1. </strong>La scienza non è avulsa dalla morale e dall&#8217;impegno sociale e politico e la sua neutralità è un&#8217;illusione. Però, allo stesso tempo, non si può pensare di vivere in un mondo fatto soltanto di ideologie e quindi bisogna anche tenere conto di ciò che la scienza e la tecnica stanno facendo e scoprendo. Così, anche nei confronti dei numerosi e dibattuti problemi legati alla procreatica, i cui sviluppi sono tanto rapidi che non possiamo immaginare attualmente a quali obiettivi si perverrà, si pone il problema della scelta tra il diritto della ricerca, la libertà d&#8217;accesso ai suoi risultati e il dovere etico. Come diceva già, molto tempo fa, il biogenetista Jacques Testart padre della prima bambina francese concepita in provetta e nata il 24 febbraio 1982: oggi la scienza è arrivata ad un punto tale che è tecnicamente in grado di realizzare qualunque fantasia umana sul concepimento e la procreazione. Il solo problema sta nella liceità o meno di applicare<br />
indiscriminatamente queste conoscenze (cfr. L&#8217;oeuf transparent, Fammarions, Paris, 1986).</p>
<p>La fecondazione artificiale, o &#8220;procreazione medicalmente assistita&#8221; che dir si voglia &#8211; c&#8217;è, di fatto, già qui un problema di tipo terminologico, in quanto al primo termine è data una connotazione negativa, mentre al secondo una positiva &#8211; è quella fecondazione che non avviene, in maniera &#8220;naturale&#8221; , usando tutte le virgolette del caso. Sembra che la prima fecondazione assistita, realizzata usando lo sperma estratto dalle gonadi di un maschio e inserito successivamente nel corpo di una donna in modo da renderla incinta, sia avvenuta nel 1700, in Inghilterra, dove fu così fecondata la moglie di un tappezziere che era affetto da una grave forma di ipospadia, aveva cioè il pene troppo piccolo per cui non poteva accoppiarsi. Successivamente, nel diciannovesimo secolo, quando si affrontarono con speciale enfasi tutte le questioni poste dalla scienza, anche la ricerca sulla fecondazione assistita ricevette un notevole impulso e divenne oggetto di dibattito. Nel 1897, stimolati dalle novità registrate in Francia su tale materia, i teologi, monsignori e cardinali del Sant&#8217;Uffizio, presero posizione e affermarono che la fecondazione artificiale non poteva essere permessa in alcun caso. Anche Pio XII, in seguito, si pronunciò in modo decisamente negativo sui primi studi sperimentali dei biogenetisti del suo tempo, pur ammettendo che la scienza potesse offrire qualche piccola possibilità di aiuto nei casi in cui ai coniugi la fecondazione naturale risultasse problematica per cause patologiche. Di fatto, ancora oggi, la posizione della Chiesa, di ferma condanna, non è sostanzialmente mutata.</p>
<p><strong>2.</strong> La possibilità della fecondazione in vitro, annunciata a partire dagli anni quaranta di questo secolo, destò grande scandalo e dibattiti. Famoso fu il caso di un ricercatore italiano, Daniele Petrucci, che, nel 1961, a Bologna, comunicò di aver unito in vitro due gameti, uno maschile e uno femminile, e di aver fatto vivere l&#8217;essere umano così concepito per ventinove giorni, e di aver poi, per ragioni &#8220;morali&#8221; sospeso l&#8217;esperimento, uccidendolo.</p>
<p>In ogni modo, il dibattito e le ricerche sulla fecondazione artificiale e in vitro vanno avanti. Gli studi di Robert Ewards, fisiologo inglese, e del medico Patrick Steptoe vanno tanto in là che il 26 luglio 1978 i due possono annunciare la nascita in Inghilterra di Louise Brown, il primo essere umano concepito in vitro, cioè totalmente all&#8217; esterno del corpo della donna. Successivamente, le tecniche divengono sempre più sofisticate, complesse e ardite, sia attraverso il prelevamento degli spermatozoi, sia con quello più complesso degli ovociti. Mentre è piuttosto semplice prelevare lo sperma del maschio, l&#8217;uovo della donna deve essere estratto con una tecnica chirurgica complessa, ma che oggi è praticata comunemente. Proprio appoggiandosi su questa possibilità di estrarre l&#8217;uovo dal corpo della donna, si è giunti a teorizzare e forse anche a realizzare la donazione umana. A questo proposito, va detto che gli scienziati non sono del tutto d&#8217;accordo sul fatto che la donazione di animali sia realmente avvenuta e non si tratti di una truffa; malgrado la pubblicità data nel 1997 al caso della pecora Dolly. Lasciamo comunque da parte questo argomento perché altrimenti ci porterebbe troppo lontano.</p>
<p><strong>3.</strong> Il problema etico della fecondazione artificiale &#8211; o procreazione assistita che dir si voglia &#8211; si è posto per una serie di ragioni.<br />
Nel mondo occidentale, soprattutto in Europa e negli Stati Uniti, si è registrata negli ultimi anni una diminuzione intensa delle nascite, sia perché si è liberalizzato e diffuso l&#8217;aborto in moltissimi paesi dell&#8217;occidente, sia perché le donne impegnate nel mondo del lavoro pongono la maternità in secondo piano rispetto ad altri obiettivi, sia perché ragioni economiche suggeriscono di limitare il numero dei bambini da crescere al fine di poter prestare loro maggiore assistenza, non soltanto medica, ma anche psicologica e sociale. Purtroppo, questa maggior protezione del bambino è posta in atto soltanto dopo la cosiddetta nascita, mentre durante i nove mesi di gestazione non è rispettato né protetto dalle leggi abortiste di troppi paesi.</p>
<p>Un&#8217;altra importante ragione che è alla base dell&#8217;incremento degli interventi di fecondazione artificiale è l&#8217; aumentata sterilità delle coppie, dato questo che sta crescendo vorticosamente. C&#8217;è chi dice che ciò dipenda dal tipo di vita sociale e produttiva imposto dalla nostra civiltà, altri pensano che possa dipendere dall&#8217;alimentazione. Probabilmente la ragione più importante è da ricercare negli stress cui uomini e donne sono oggi sottoposti: si è scoperto che i fenomeni stressanti rendono la produzione degli spermatozoi molto meno vivace e oltretutto quantitativamente molto inferiore (pare che sia ridotta di tre quarti la presenza di spermatozoi nel liquido seminale del maschio); è ovvio, quindi, che la possibilità della donna di rimanere fecondata attraverso il rapporto sessuale venga ridotta notevolmente.</p>
<p>I tipi di fecondazione artificiale si distinguono in due grandi categorie principali: &#8220;in vivo&#8221; o &#8220;in vitro&#8221;. La fecondazione in vivo&#8221; avviene dentro il corpo della donna; invece, la fecondazione &#8220;in vitro&#8221; e il conseguente concepimento avvengono in provetta, cioè del tutto al di fuori del corpo della donna. Ogni fecondazione artificiale può inoltre essere omologa o eterologa. Si dice omologa quando viene operata l&#8217;unione di gameti forniti entrambi dai componenti della coppia che vuole concepire il figlio; si dice invece eterologa se uno o entrambi i gameti appartengono a donatori esterni alla coppia (qui si aprirebbe un capitolo sulle legislazioni che permettono o no la fecondazione di donne non sposate o con l&#8217;impiego di donatori di gameti).</p>
<p>Indubbiamente, la fecondazione eterologa pone il maggior numero di problemi dal punto di vista psichico, morale e giuridico, si tratti di un donatore conosciuto oppure sconosciuto. A questo proposito, c&#8217;è chi afferma che è bene che questo seme venga da un parente di chi non è fecondo, piuttosto che da uno sconosciuto. Collegato a quello dei genitori, si apre poi il problema del bambino, che può essere formulato in questo modo: esiste in questi casi un diritto del figlio di sapere chi siano i suoi genitori?<br />
Senza dubbio il seme di una persona sconosciuta che partecipa al processo di fecondazione può comportare disagi anche gravi, che bisognerebbe sapere affrontare adeguatamente. Purtroppo, oggi, gli attuali psicologi, psichiatri o psicoanalisti non sembrano in grado di affrontare questioni di questo genere con sufficiente chiarezza di idee, anche perché si tratta di problematiche assolutamente nuove.</p>
<p><strong>4. </strong>C’è un caso clinico che voglio raccontare perché è abbastanza emblematico.<br />
Qualche tempo fa, una donna ebbe un&#8217;esplosione psicotica gravissima, tra il quinto e il sesto mese di gestazione. Questa donna si era sottoposta, in Svizzera, ad un intervento di fecondazione artificiale, perché il marito soffriva di una assoluta aspermia, cioè nel suo liquido seminale non era presente neanche uno spermatozoo. La situazione, in un primo momento, sembrava non aver destato particolari problemi, pur se ovviamente era caratterizzata da molte preoccupazioni e angosce, credo inevitabili poiché, di fatto, queste decisioni non vengono prese con leggerezza; perché si accompagna ad esse il problema morale degli aborti rappresentati dagli embrioni che non si possono utilizzare, i quali o sono gettati o vengono congelati. Verso il quinto mese di gestazione, periodo in cui in cui generalmente si percepiscono direttamente i movimenti del bambino (che tuttavia si può vedere in movimento già molto prima, attraverso l&#8217;ecografia), la gestante era rimasta turbata a causa della loro particolare violenza. Le madri dicono di solito che il bambino nel ventre materno &#8220;scalcia&#8221;: in realtà gioca, si rotola e si muove, anche se è vero che talvolta può dare qualche calcetto. Comunque, i movimenti di quel bambino erano particolarmente vivaci; certo troppo per la situazione psichica di malessere di quella signora che stava già covando anche da prima della fecondazione artificiale. Di fatto, il marito accompagnò da me una donna ormai completamente folle, in una crisi di frammentazione schizofrenica e sintomi allucinatori gravissimi.</p>
<p>Nel ricostruire la vicenda, affiorò che la signora, subito, aveva percepito quei movimenti interni come profondamente aggressivi, cosa che le aveva procurato moltissima ansia, che però riusciva ad elaborare e a razionalizzare mantenendo il contatto con la realtà (era il bambino che l&#8217;aggrediva); in un secondo tempo, però, iniziò una fase delirante e pensando che il bambino fosse figlio di uno svizzero — in effetti, si dice che in Svizzera si usi per la donazione lo sperma dei soldati di leva, giovanotti sani e anonimi — si era dimenticata di avere il bambino dentro e lo aveva per così dire proiettato fuori di sé; così aveva incominciato a dire di essere perseguitata da un soldato svizzero, di cui vedeva continuamente gli occhi che la seguivano ovunque. All&#8217;inizio, come avviene in molte psicosi, i sintomi si erano manifestati prevalentemente di notte, tanto che trascorreva notti insonni in cui vedeva passare uno svizzero biondo che la guardava con occhi terribili. Allora accendeva la luce e svegliava il marito e non pensava più al bambino che aveva dentro di sé e che era divenuto il suo persecutore esterno. Una notte, in pigiama e pantofole, la donna si era messa a scappare per la città, dicendo di essere inseguita dallo &#8220;svizzero&#8221;. Fu raccolta e riportata a casa, dove le furono dati dei sedativi, quindi il medico di famiglia l&#8217;aveva inviata da me. È chiaro come la fecondazione eterologa avesse procurato in quella donna in situazione psichica già precaria, una vera e propria psicosi.</p>
<p>Nel lavoro analitico, si cominciò, al momento opportuno, a parlare della sua andata in Svizzera, dell&#8217;intervento, di come a quell&#8217;intervento fosse collegata la fantasia sul soldato svizzero; e poi fu come se quello svizzero fosse rientrato nel suo ventre e lei poté tornare a percepire il suo bambino: certo con un po&#8217; di ambivalenza e con molta angoscia, che però non le impedirono di arrivare al parto, clinicamente guarita dalla psicosi. Un altro caso, purtroppo non risolto, anche se molto interessante, fu quello di un giovane uomo che venne da me profondamente sconvolto per quanto gli era successo. Aveva accettato che la sua compagna ricorresse alla fecondazione eterologa, questa volta in Italia. Anche qui tutto era sembrato andare bene per un po&#8217; di tempo: sia lui sia lei avevano avuto l&#8217;opportunità di fare la diretta conoscenza del bambino, un maschio, attraverso l&#8217;ecografia, ma ad un certo punto, quasi contemporaneamente, era esplosa in entrambi una tremenda forma di rifiuto verso il bambino, nonostante avessero penato tanto e speso anche molti soldi per riuscire a fare quella fecondazione artificiale. L&#8217;intervento era stato causa dell&#8217;insorgenza di due forme nevrotiche gravi, pur senza perdita del senso della realtà come nel caso precedente. Il marito arrivò da me terrorizzato, quasi in crisi di panico, dicendomi: &#8220;Mia moglie vuole abortire, non vuole più il bambino, lo odia&#8221;. Egli stesso era preda di pensieri e di fantasie terribili che non riusciva a controllare: gli accadeva in sogno, in modo improvviso, di ripetere ossessivamente la frase: &#8220;Io sodomizzerò questo bambino, perché non è mio figlio&#8221;. Lui non voleva questa frase, come non voleva sognare di sodomizzare un bambino che sentiva come suo figlio; per questo anche lui era arrivato a dire che forse sarebbe stato meglio che la moglie avesse abortito.</p>
<p>La moglie non l&#8217;ho mai vista, perché non è mai voluta venire da me, so soltanto che aveva manifestato un gran rifiuto nei confronti di questo bambino e voleva abortire. Con questo giovane uomo invece la risoluzione fu abbastanza rapida, quasi grazie a un gesto suggestivo da parte mia, più che di vera e propria terapia psicoanalitica. Una volta, anziché portarmi il solito sogno in cui aggrediva sessualmente i bambini, terrorizzandosi, mi disse di aver sognato di essere in un giardino, dove c&#8217;erano tanti bellissimi fiori non piantati da lui (simbolo abbastanza evidente) e, preso da un gran furore si era messo a reciderli (anche a lui era venuta immediata l&#8217;associazione con il desiderio di far abortire la moglie); giunto di fronte però ad un ultimo bellissimo fiore, gli si era avvicinato il presidente della Repubblica italiana Sandro Pertini &#8211; che lui aveva conosciuto da ragazzo in uno degli incontri che il presidente faceva settimanalmente con gli alunni delle varie scuole e di cui aveva un ricordo tenerissimo e dolcissimo (pare che Sandro Pertini fosse molto bravo a rapportarsi con i bambini e con i ragazzi) &#8211; il quale gli aveva fermato la mano dicendogli: &#8220;Vedi che bel fiore! Accarezzalo&#8221;. Anch&#8217;io mi chiamo Sandro e ho la carica di presidente di alcune associazioni, quindi non fu così complicato capire che nel sogno ero da lui identificato con Sandro Pertini.</p>
<p>Non dovetti nemmeno spiegargli il significato di quel sogno, perché lo capì da sé e, di fatto, da quel giorno, non ebbe più quei terribili pensieri e si sentì sollevato. A mia volta allora gli dissi: &#8220;Perché lo vuoi uccidere? Tienilo&#8221;. Lo rividi a distanza di un mese e mi disse che da parte sua era molto contento perché aveva accettato la fecondazione della moglie, mentre la moglie non ci era riuscita e voleva ancora abortire. Ora purtroppo di quelle persone non so più niente.</p>
<p><strong>5.</strong> Come si può capire da questi esempi, ci sono grossi problemi legati alle fecondazioni assistite eterologhe. Certo questi sono due casi clamorosi, però bisognerebbe prestare molta attenzione anche alle problematiche psichiche di chi decide di fare ricorso a tali pratiche, perché, purtroppo, se da una lato la nostra civiltà occidentale è diventata molto permissiva verso l&#8217;omicidio del bambino nel ventre materno attraverso l&#8217;aborto, dall&#8217;altra invece, siccome è aumentata la sterilità, ha prodotto una nuova forma di perversione che si sta diffondendo, cioè quella di volere il figlio a tutti i costi, sia con la fecondazione artificiale che utilizza i gameti dei due genitori, sia addirittura ricorrendo anche alla donazione di uno o due estranei. Questa, secondo me, è una perversione vera e propria. non si ha diritto di volere un figlio a tutti i costi. Quando il figlio c&#8217;è, quando il concepimento è avvenuto, la sua vita deve essere difesa come la vita di tutti, dei bambini, degli adulti, degli uomini, delle donne, dei bianchi e dei neri; ma volere il figlio ad ogni costo sta diventando una perversione in una società sempre più spaccata in due, dove da un lato si ammazzano e si buttano i feti nella spazzatura e dall&#8217;altro si giunge a quest&#8217; altra aberrazione di volere un figlio proprio ad ogni costo.</p>
<p>Non credo che si abbia questo diritto, sia da un punto di vista morale, sia psicologico, perché un figlio deve essere voluto per se stesso e non per soddisfare un desiderio frustrato di una coppia o di un single. Guai a quelli che concepiscono il figlio per rinsaldare la coppia che si sta sfasciando, oppure che fanno i figli per superare la paura della morte. Guai infine a chi vuole fare un figlio perché vuole provare ossessivamente la propria fertilità. Queste sono perversioni, sono malattie che la psicoanalisi, la psicoterapia, dovrebbero curare. Chi ha un desiderio spasmodico di avere un figlio per ragioni diverse da quella di generare e rendere felice un essere umano, non ha il diritto morale di farlo, perché ogni altra motivazione è immorale e avrà un effetto dannoso per la psiche di quel bambino. Certo, insieme al desiderio di generare, possono concorrere anche ragioni aggiuntive, come il desiderio di avere una discendenza, persino di rinsaldare un rapporto; però se il motivo principale è quello di fare il figlio per soddisfare un proprio bisogno allora prevale una connotazione patologica che va, invece, curata, perché rivela l&#8217;aberrazione di un desiderio distorto di possesso.</p>
<p>Sia chi abortisce o pensa di abortire volontariamente, sia chi vuole a tutti i costi un figlio, dovrebbe affrontare una psicoterapia, perché, in entrambi i casi, si nega ogni rispetto alla vita e alla persona.<br />
Certa pervicacia, e certa tenacia mostruosa hanno poi il risvolto ignobile di fare arricchire persone che, solo per lucro, sono disposte a compiacere illusioni di ogni tipo e talvolta anche a realizzare progetti di maternità e di paternità già compromessi da palesi patologie fisiche e psichiche.</p>
<p><strong>6.</strong> La mia presa di posizione, ancora una volta, non si basa su una convinzione religiosa, ma semplicemente sul mio schieramento in favore della civiltà e della qualità della vita, a cui io tengo molto. Aver voluto troppo il figlio procura gravi conseguenze nel bambino, proprio come l&#8217;averlo voluto troppo poco, come l&#8217;averlo pensato troppo o troppo poco: è sempre il troppo che tradisce quanto c&#8217;è di malato nella relazione col figlio.</p>
<p>Il bambino, fin dal concepimento — e sempre di più la scienza lo dimostra — impara, ascolta ed anche percepisce le emozioni di chi è in relazione con lui, del mondo che gli sta intorno: se è lasciato solo si sente solo, se non è voluto, si sente non voluto. Qualche tempo fa, una psicoterapeuta mi parlò di un bambino che, per sentirsi vivo, dava delle grosse testate sul muro, tanto da lasciarvi grandi macchie di sangue; questo bambino sembrava sempre che guardasse da un&#8217;altra parte; se gli chiedevi di fare una cosa non la faceva, non ascoltava; aveva i suoi giocattoli (alberelli, casette, cavallucci, costruzioni, pongo, e così via) e giocava con questi cantando molto spesso una canzoncina. Diceva qualche frase, sovente diceva no e qualche volta diceva sì; se doveva andare al bagno indicava il posto, ma non chiedeva nulla. Un giorno, la terapeuta gli chiese di raccontarle come stava quando era nella pancia della mamma: il bambino assolutamente non reagì. Dopo un mese, mentre la terapeuta si era completamente dimenticata di quella sua richiesta, il bambino prese un pinocchietto e lo mise in una bacinella piena di acqua; ci mise anche un ippopotamo; fece muovere e correre il pinocchietto dentro l&#8217;acqua, poi ad un certo punto cominciò a piangere con grosse lacrime che gli scorrevano lungo il viso, mentre guardava il pinocchietto che tremava nell&#8217;acqua. La psicoanalista gli domandò perché si comportava così e il bambino questa volta le rispose a tono, piangendo : &#8220;Ma sei tu che mi hai detto di farti vedere come stavo nella pancia della mamma&#8221;.<br />
Come sono stupidi quelli che dicono che gli autistici non percepiscono; mentre un esempio del genere ci fa intuire quanto avesse lavorato in quei trenta giorni il cervello di quel bambino per cercare di elaborare una risposta tanto esauriente.</p>
<p>Per concludere, si potrebbe immaginare una situazione paradossale, divertente e terribile allo stesso tempo: considerando la relativa facilità con cui si può realizzare la fecondazione in vitro, immaginiamo la possibilità, oggi molto concreta, di proseguire la gestazione fuori dell&#8217;utero della donna per tutti i nove mesi, proprio come aveva fatto già Petrucci che nel 1961 disse di essere arrivato fino al ventinovesimo giorno. Inoltre, sappiamo che oggi il neonato può essere allattato e nutrito benissimo in modo completamente artificiale fino all&#8217;autosufficienza.</p>
<p>A questo punto, possiamo domandarci: che ne sarà del corpo della donna e degli organi genitali del maschio e della femmina?<br />
Se non sarà più necessario introdurre un pene in una vagina ai fini della procreazione; se la sacca dell&#8217;utero non dovrà più contenere l&#8217;embrione e i fianchi larghi della donna non avranno più la funzione di &#8220;portare&#8221; il feto per tutto il tempo della gestazione; se le ghiandole delle mammelle non dovranno più produrre il latte, il maschio e la femmina non avranno più ragioni evolutive per differenziarsi l&#8217;uno dall&#8217;altra.</p>
<p>Questa non è una battuta, anche se può sembrarlo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/06/01/psicanalisi-contro-n-39-lo-svizzero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>38 &#8211; Maggio &#8216;99</title>
		<link>http://www.sandrogindro.it/site/1999/05/01/38-maggio-99/</link>
		<comments>http://www.sandrogindro.it/site/1999/05/01/38-maggio-99/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 01 May 1999 18:11:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ristoro]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sandrogindro.it/site/?p=728</guid>
		<description><![CDATA[Poco spostato dal porto e vicino alla Croisette, all&#8217; angolo tra la rue Faure e la rue Blanc, il locale di ASTOUX &#38; BRUN si nota per il gran via vai dei camerieri, con maglietta alla marinara, che si muovono per le molteplici sale, su e giù per due piani, e i tavolini fittissimi della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Poco spostato dal porto e vicino alla Croisette, all&#8217; angolo tra la rue Faure e la rue Blanc, il locale di ASTOUX &amp; BRUN si nota per il gran via vai dei camerieri, con maglietta alla marinara, che si muovono per le molteplici sale, su e giù per due piani, e i tavolini fittissimi della terrasse, lungo il profondo marciapiedi. È forse il ristorante di pesce più affollato di Cannes, sempre alla moda, fintamente &#8220;democratico&#8221; per la sua clientela in cui vengono a trovarsi gomito a gomito ricchi borghesi in smoking, provincialotti in cerca di emozioni, turisti per caso e &#8211; nei giorni giusti &#8211; moltissimi divi e dive del cinema: tutti fanno finta di niente, anche se non tutti ci riescono benissimo e tutti apprezzano o fanno finta di apprezzare la cucina di pesce, solidamente ancorata alla tradizione e prodigiosamente dignitosa, nonostante il successo e i ritmi infernali.<br />
Ovviamente il piatto più popolare è il plateau di frutti di mare crudi, servito in vari ordini di grandezza fino ad essere una smisurata montagna di ostriche, granchi, lumache, gamberi, cozze, cicale etc. inerpicate su chili di ghiaccio tritato: dato il gran smercio, i prodotti sono tutti freschi, la qualità è soddisfacente e la grande varietà rende anche l&#8217;impresa divertente. Per chi non s&#8217;accontenta dei frutti di mare crudi ci sono piatti come la padellata di St. Jacques sul letto di insalata e asparagi, cucinata con piglio un po&#8217; troppo rustico, ma resa gustosa dal buon olio di Provenza. Il branzino al vapore è un&#8217;alternativa delicata per gli inappetenti, se pure non di altissimo livello, mentre sono decisamente più aggressivi i gambas, carnosi e profumati, alla griglia o al pernod. Qualche dolce serve a spegnere l&#8217;eccessivo gusto di pesce, oltre alle tradizionali mousse di cioccolato, gelati, e crème brulée, abbiamo trovato gradevole la framboisière, di lamponi e chantilly.<br />
La carta dei vini non è specialmente curata: meglio evitare il bianco della casa, un innocuo, ma acquoso Cótes de Provence, mentre il rosato Bandol è più saporito e salmastro. Meglio ancora lo Chablis, Domaine Clotilde, 1 ° cru, del 1997 che si fa apprezzare per la sua struttura solida e il profumo di limonaria.<br />
Il prezzo di tanta allegra confusione non è eccessivo neppure considerando un cambio disastroso come quello della lira col franco.</p>
<p>Vorremmo consigliare una visita ad un ristorante un po&#8217; anomalo, al di fuori del quadro festivaliero, che non pare essere notato dalle guide, ma che serve un pesce di inarrivabile freschezza, cucinato con sapiente intelligenza. FRED L&#8217;ECAILLER è anche una rivendita di pesce, fatta sul banco, in Place de l&#8217;Etang alla Pointe Croisette, verso il limite ovest della penisola. La sala del ristorante è genericamente allestita alla &#8220;marinara&#8221;, ma si avvale di un servizio cordiale e di provata serietà professionale (non sperate di avere la bouillabaisse se quel giorno non si sono pescati i pesci giusti). Noi abbiamo goduto di una sosta che è incominciata con un fresco e profumato kir che ci ha ben disposto a gustare una fragrante frittura di lattarini e calamari, semplicemente perfetta, e lo diciamo non per caso: il pesce sembrava aver appena sfiorato l&#8217;olio bollente di cui aveva fatto in tempo ad assorbire solo il profumo con cui arricchire il proprio sapore. La delicata carne del san Pietro e dell&#8217;orata al forno, non era mortificata ma esaltata dal connubio con le patate al leggero profumo di zafferano. La tradizione della mousse al cioccolato ci è stata offerta in una versione di inusitata e succulenta sontuosità e leggerezza. Persino il buon bianco secco della casa, servito in caraffa, eccelleva per l&#8217;equilibrio dei profumi di pesca-noce e di fragola con la vena salmastra. Il conto è rimasto nei limiti di una accettabile correttezza nel rapporto con la qualità.</p>
<p>Cannes è una città bellissima per il clima, per la sua splendida posizione, per un entroterra raggiungibilissimo ed ancora godibile, nonostante l&#8217;affollamento residenziale, per qualche pezzo di architettura di inizio secolo e per quel piccolo gioiello circoscritto rappresentato dal Suquet. Il villaggio di origine medioevale, è arrampicato sul Mont Chevalier in cima al quale sorgono una chiesa del XVI secolo e una torre risalente all&#8217;XI. Ora il Suquet è un&#8217;area privilegiata che si tenta di preservare, anche con lo stratagemma dell&#8217;isola pedonale che ha però lo svantaggio di ridurlo a mercatino turistico, un po&#8217; come è successo a Montmartre, di cui evoca, in piccolo, l&#8217;atmosfera. In un tale contesto poche sembrerebbero essere le speranze che nei ristorantini civettuoli e &#8220;tipici&#8221; che affollano la via principale si possa mangiare in modo dignitoso, eppure il miracolo accade, almeno a LE RELAIS DES SEMAILLES, al numero 9 della rue St. Antoine. Il locale si articola in una serie di salette e stretti corridoi ricavati tra mura di pietra viva, arredati con ingenua pretenziosità, con qualche tocco di classe e qualche banalità pseudofolcloristica, ma con un risultato complessivamente gradevole; i tavoli sono apparecchiati con cura e il servizio è estremamente cortese e professionale. La cucina è d&#8217;impostazione provenzale, con concessioni alle novità e alla fantasia del cuoco. Noi abbiamo apprezzato in apertura gli asparagi verdi con la razza &#8220;sfilacciata&#8221;, legati tra loro da un fondo bianco di pollo, inaspettatamente appropriato; il roti de foie gras de canard ci è parso una puntuale e gustosa esecuzione di un classico. Una scoperta è stata quella del pagre (un pesce locale parente umile dell&#8217;orata) accompagnato dalle cipolle e dai piccoli carciofi viola: un abbinamento ideale della cucina di mare con quella dell&#8217;orto. La volaille de Challans è una pollastrella arrosto ruspante dalle carni sode che il cuoco ha saputo esaltare con una vivace salsa a base di tartufo estivo; il magret di anatra con miele al rosmarino era appetitoso e profumato. Anche se la carne di vitello della Costa Azzurra non è eccelsa, pure il filetto di bue accompagnato da una perfetta salsa béarnaise, era sufficientemente morbido e ricco di succhi. Con i dolci la cucina non ha perso il suo smalto: perfetto il nougat ghiacciato al miele, esaltante il fondant al cioccolato caldo, appena una scivolata sullo zabaglione troppo liquido che accompagnava le saporite fragole!<br />
Abbiamo voluto ancora una volta mettere a prova i vini locali di Provenza di cui sempre diffidiamo, ma abbiamo avuto motivo di ricrederci con il Chateau St. Roseline riserva speciale che abbiamo provato sia nella versione in bianco, piacevolmente salmastro e profumato di salvia, sia in rosso dal bouquet vivace e morbido al palato. Il prezzo è risultato prevedibilmente elevato, ma ne è valsa la pena.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sandrogindro.it/site/1999/05/01/38-maggio-99/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
