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	<title>Sandro Gindro &#187; Corsivi di Renzo</title>
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		<title>88 &#8211; Dicembre &#8216;92</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Dec 1992 21:10:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsivi di Renzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Questo di dicembre 1992 è l&#8217;ultimo numero di PSICOANALISI CONTRO, mensile di psicoanalisi, cu tura e arte.
Dal prossimo anno 1993 la rivista PSICOANALISI CONTRO, diretta da Sandro Gindro, avrà cadenza quadrimestrale, un altro formato e diffusione nazionale.
Non è facile fare pronostici sul risultato di un&#8217; operazione che ci pare &#8211; dopo dieci anni di continuità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo di dicembre 1992 è l&#8217;ultimo numero di PSICOANALISI CONTRO, mensile di psicoanalisi, cu tura e arte.</p>
<p>Dal prossimo anno 1993 la rivista PSICOANALISI CONTRO, diretta da Sandro Gindro, avrà cadenza quadrimestrale, un altro formato e diffusione nazionale.</p>
<p>Non è facile fare pronostici sul risultato di un&#8217; operazione che ci pare &#8211; dopo dieci anni di continuità &#8211; opportuna e rischiosa allo stesso tempo. Profeti del resto ce ne saranno fin troppi e non tutti benevoli.</p>
<p>Le svolte sono allo stesso tempo cagione di ansie e di speranze, solo dopo vengono le gioie o le delusioni.</p>
<p>La faccia del pianeta a furia di svolte ha perso quei connotati che un tempo permettevano l&#8217;identificazione dei valori.</p>
<p>Ieri eravamo fieramente arroccati sulle barricate, poi abbiamo gioito dell&#8217;abbattimento dei muri, ma la svolta non ci ha portato a quella sicurezza a cui aspiravamo.</p>
<p>Il nemico quando non sta più di fronte fa maggiormente paura, infatti ci assedia e invade i nostri spazi, quelli fisici, ma anche quelli interiori.</p>
<p>La fame e il razzismo sono solo due aspetti del male di sempre. L&#8217;Europa è vicina ad una svolta, ma Sarajevo è nuovamente un nome di attualità ed in Italia si discute se l&#8217;ipotesi leghista significhi federalismo o secessione. Ieri si combatteva per la libertà dell&#8217; informazione e oggi, dopo la svolta, si impreca contro la capacità manipolatrice degli informatori.</p>
<p>In ogni caso le svolte si presentano inevitabili, anche se qualche volta sembrano riportarci al punto di partenza: basti pensare che dopo la svolta reaganiana oggi si tende a riproporre Bill Clinton come un nuovo Kennedy. Anche la liberazione sessuale di cui siamo andati così fieri, dopo la svolta dell&#8217; AIDS, non sembra più un valore su cui puntare. Per questo vorrei che la svolta cui va incontro, nel suo piccolo, l&#8217;avventura editoriale di PSICOANALISI CONTRO venisse registrata come un evento oggettivamente inevitabile, certamente da noi voluto, ma non accompagnato da aspettative particolari.</p>
<p>Non è il caso di usare in questo corsivo toni promozionali e non lo farò, chiedendo in cambio soltanto che ci si ricordi di ciò per far tacere gli eventuali importuni gracidii delle cornacchie.</p>
<p>Si trovano ragioni di vivere e sopravvivere in Somalia anche dopo che la svolta militaristica voluta dall&#8217; ONU è degenerata in operetta, ma neppure quella svolta era evitabile.</p>
<p>La svolta può anche leggersi come una sdrammatizzazione del più truculento concetto di destino, di quella come di questo siamo comunque pienamente responsabili.</p>
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		<title>87 &#8211; Luglio &#8216;92</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 1992 21:08:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsivi di Renzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Non si dovrebbero mai fare favori agli stronzi, ma purtroppo un gruppo di più o meno giovani ebrei romani ha fatto loro un favore grandissimo.
Tanto è vero che il fior fiore degli italici opinionisti sta dibattendo il tema: è legittimo rispondere con randellate a chi offende un altro essere umano in nome della razza? Rispondere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non si dovrebbero mai fare favori agli stronzi, ma purtroppo un gruppo di più o meno giovani ebrei romani ha fatto loro un favore grandissimo.</p>
<p>Tanto è vero che il fior fiore degli italici opinionisti sta dibattendo il tema: è legittimo rispondere con randellate a chi offende un altro essere umano in nome della razza? Rispondere in tal modo è ovviamente inammissibile e così si accendono gli animi: da una parte coloro che non ne possono più di doversi vergognare di essere ebrei a Roma e dall&#8217; altra quelli che non si vergognano di sputare in faccia a un ebreo.</p>
<p>Assente il sistema del diritto che non riesce a garantire più nulla a nessuno, la strada si apre anche alle ipotesi di terzo grado: se gli ebrei avessero risposto con randellate ai nazisti, dopo la notte dei cristalli, l&#8217;Olocausto sarebbe avvenuto? Essere ebrei oggi è una condizione mista di privilegio e di umiliazione, ma l&#8217;uno e l&#8217;altra rischiano di sottolineare differenze che forse non hanno ragione di essere.</p>
<p>La cultura e la civiltà ebraica appartengono al mondo occidentale e lo costituiscono, nel bene e nel male; i nazisti hanno cercato invano di negare questa realtà e prima di loro hanno cercato di farlo in molti altri: come se l&#8217;ebreo, forse per il suo rapporto particolare con Dio, fosse diventato l&#8217;unico punto di riferimento delle colpe che tutti ci portiamo appresso.</p>
<p>La stessa particolarità del rapporto con Dio riempie di legittimo orgoglio l&#8217;ebreo che ama distinguersi da quei gentili, che pur essendo suoi pari, sono per così dire «parenti acquisiti», ma non sempre volentieri.</p>
<p>Così almeno ci ha condizionato a pensare una cultura prima cristiana e, poi,fascista.</p>
<p>Oggi dopo quasi cinquant&#8217; anni di stupidaggine permissivista, ci accorgiamo con stupore che i vecchi pregiudizi non se li è tolti di dosso nessuno, ma pure ci si scalda nella discussione se condannare o non condannare il gesto irresponsabile di chi è andato a sfasciare la sede (ma si capisce che avrebbe sfasciato volentieri anche le teste) dei nazi-skin romani.</p>
<p>Chi ha permesso che questo generalizzato clima di violenza prosperasse non ha veramente interesse per l&#8217;incolumità di un gruppo di presunti fascistelli, come non ce l&#8217; ha per la dignità offesa degli ebrei romani, ma al contrario è ben lieto che gli errori degli uni e degli altri facciano loro perdere ogni credibilità.</p>
<p>Proprio come avviene per tutti gli altri conflitti che hanno il loro pretesto più appariscente nella contrapposizione violenta tra le diversità: ebrei e nazi-skin, ma non solo, anche viados, immigrati di colore e malati di AIDS, in modo che l&#8217;intolleranza diventi il pretesto per una militarizzazione diffusa.</p>
<p>Camionette e scorte armate presidiano ormai gli angoli di tutte le strade, forse per difendere qualcuno, certamente limitando la libertà di tutti coloro che non hanno per ufficio o per censo un privilegio che coincide con l&#8217;immunità.</p>
<p>Eppure continuiamo a fare loro favori.</p>
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		<title>86 &#8211; Giugno &#8216;92</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jun 1992 21:07:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsivi di Renzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Gesuiti e psicoanalisti hanno avuto modo di animare le cronache estive con un brivido scandalistico, una volta tanto slegato dal carosello giudiziario della corruzione politica e finanziaria. Oggetto della disputa era la legittimità messa in discussione del metodo terapeutico psicoanalitico applicato al popolo cattolico. La psicoanalisi, quella di derivazione freudiana in special modo, avrebbe matrici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Gesuiti e psicoanalisti hanno avuto modo di animare le cronache estive con un brivido scandalistico, una volta tanto slegato dal carosello giudiziario della corruzione politica e finanziaria. Oggetto della disputa era la legittimità messa in discussione del metodo terapeutico psicoanalitico applicato al popolo cattolico. La psicoanalisi, quella di derivazione freudiana in special modo, avrebbe matrici troppo materialiste e pansessualistiche per non inquinare col proprio intervento le coscienze dei cristiani.</p>
<p>Quasi parallelamente il progetto di riforma dell&#8217; educazione religiosa, definito sbrigativamente come «nuovo catechismo» richiamava l&#8217;attenzione sui suoi parametri di morale sessuale ritenuti più o meno tolleranti nell&#8217; accettazione della diversità delle tendenze, comunque richiamate ad un principio di castità piuttosto rigoroso. Nei medesimi giorni i dati di un&#8217; indagine facevano emergere un fatto quasi inedito: quello cioè dell&#8217; aumento progressivo del numero di religiosi, preti e suore, che farebbero ricorso alla psicoterapia, d&#8217;impostazione genericamente definibile «psicodinamica» per alleggerire la tensione derivante dallo sforzo di ottemperare alle esigenze di castità, soprattutto ma non soltanto, imposte dalla loro speciale condizione. Mentre nella polemica tra gesuiti e psicoanalisti si potrebbe con facilità ravvisare uno di quei battibecchi pseudo morali e pseudo culturali che il giornalismo periodicamente porta alla ribalta banalizzando ad oltranza, il problema del rapporto tra morale, sessualità e disagio psichico rimane tremendamente serio. Sebbene nel Vangelo sia difficile leggere una condanna senza appello del piacere sessuale, sta di fatto che la Chiesa discendente da Pietro, quella cattolica (ma non è solo esclusiva di questa, dal momento che poco diverso è l&#8217;atteggiamento delle varie Chiese riformate e di quelle «orientali») ha progressivamente irrigidito la condanna del piacere sessuale, richiamando tutti alla castità, anche nel matrimonio, ove l&#8217;amore carnale tra i coniugi non ne faccia strumento di procreazione. La castità è diventata così un valore assoluto e raccomandabile a tutti ed universalmente. La cosa è entrata tanto nell&#8217; inconscio sociale che la stessa psicoanalisi di Freud, dopo aver recuperato tutto il significato della sessualità e della sua ineliminabilità ha creduto opportuno stabilire un principio di sublimazione, nel cui superiore valore gli uomini possono trasformare la pulsione sessuale a vantaggio di più nobili comportamenti sociali, dedicandosi ad un&#8217; arte o ad una scienza che porterebbero l&#8217;uomo a più diretto contatto col «sublime» cui ciascuno ha il dovere di tendere. Sia la Chiesa sia la psicoanalisi hanno mantenuto grosso modo le loro dichiarazioni di principio ed hanno poi agito «sul campo» in modo variamente avveduto o sprovveduto e non a caso il sacramento della penitenza o confessione fu visto da più parti come l&#8217;intuizione geniale che aveva preceduto di alcuni secoli l&#8217;altra intuizione geniale, laica questa volta, della psicoanalisi, che sana rendendo conscio ciò che prima era inconscio. Sta ora di fatto che né il più progressivo laicismo psicoanalitico, né la più rigorosa osservanza religiosa hanno liberato uomini e donne dai conflitti derivanti &#8211; non solo beninteso dall&#8217; impossibilità di conciliare morale e sessualità.</p>
<p>Si è per lungo tempo tentato di dire che il moralismo sessuofobico e il senso di colpa sarebbero eredità pressoché esclusiva della tradizione giudaico-cristiana, ma oggi è facile rilevare direttamente come la morale sessuale pesantemente influisca anche su popoli provenienti da aree culturali e religiose diverse da quella, sia pure ovviamente con modalità di volta in volta peculiari. L&#8217;essere umano sembra a questo punto essere stato da sempre condizionato da un giudizio negativo sulla sessualità dalla quale tuttavia è allo stesso tempo quasi costituito e senza la quale non sarebbe completo, a meno di non sapere trovare in sé la capacità eroica di un superamento nell&#8217; amore per Dio o nella più laica sublimazione. La Chiesa ha tutto il diritto quindi di indicare con chiarezza l&#8217;eroica via che porta alla santità, purché non discrimini sui modi e sui gradi di accettabilità delle vie intermedie: non c&#8217;è insomma una sessualità «peggiore» in sé. Per cui i giudizi non possono che essere sulle modalità, queste non più sessuali, con cui il rapporto col corpo dell&#8217; altro viene affrontato: mercificando, violentando, circonvenendo, negando o strumentalizzando, con delitti cioè che vanno contro la persona, aggravando ulteriormente quell&#8217; offesa alla divinità contenuta nell&#8217;atto sessuale. Oggi la psicoanalisi ha conosciuto frammentazioni tali che sarebbe comunque azzardato esprimere su di essa un giudizio globale; permettano dunque le autorità ecclesiali ai loro membri di fare ricorso, là dove le forze non reggano, anche a quei transeunti mezzi della terapia psicoanalitica, riservandosi la superiore magnaminità di giudicare di volta in volta i casi delle coscienze in quel confessionale che da secoli mantiene schiuse le porte del cielo a quei «devianti» ai quali la terra non riesce a garantire autentica libertà di scelta.</p>
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		<title>85 &#8211; Maggio &#8216;92</title>
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		<pubDate>Fri, 01 May 1992 21:06:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Corsivi di Renzo]]></category>

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		<description><![CDATA[Bosnia e Somalia, Di Pietro e Tangentopoli, Mafia e Borsellino, ma anche Funari e Lady D., Woody Allen e Mia Farrow: l&#8217;opinione pubblica ha avuto di che saziarsi di indignazione durante l&#8217;estate e mentre le folle si pigiavano in bungalow e chalet, una complessa analisi della situazione politica ed economica diagnosticava per il nostro Paese [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Bosnia e Somalia, Di Pietro e Tangentopoli, Mafia e Borsellino, ma anche Funari e Lady D., Woody Allen e Mia Farrow: l&#8217;opinione pubblica ha avuto di che saziarsi di indignazione durante l&#8217;estate e mentre le folle si pigiavano in bungalow e chalet, una complessa analisi della situazione politica ed economica diagnosticava per il nostro Paese uno stato di coma dal quale non è detto che si riprenderà, malgrado gli alti prezzi che comunque siamo fin da subito chiamati a pagare. Nonostante tutte le considerazioni di altro genere che si sarebbero potute e si potrebbero fare, pare che l&#8217;italiano medio, o almeno l&#8217;italiano per il quale scrivono i media, sia soprattutto tormentato dal problema morale, o per meglio dire dal problema dell&#8217; immoralità di tutti gli altri. Il giudice e il politico si accusano reciprocamente e accusano le rispettive istituzioni di degenerazione ed entrambi concordano nel deprecare la corruzione del sistema economico inquinato dalla delinquenza mafiosa. Il mondo culturale depreca la generale disgregazione dei costumi e la prevalenza della società-spettacolo, le punte avanzate della quale con la forza di strumentazioni elettroniche e video-clip denunciano l&#8217;ignobilità piccolo borghese ed invocano una trasgressione definitiva e liberatrice. I lavoratori si sentono abbandonati da un sindacalismo inefficace e compromesso col capitale e con le istituzioni. Tutti abbiamo orrore dell&#8217; immoralità dei nostri interlocutori e nessuno si accorge di non avere di fronte altro che specchi variamente e più o meno accidentalmente deformanti di quello che ciascuno è. Né la psicoanalisi, né prima di lei il cristianesimo, né altre scienze od utopie sono riuscite davvero in nessun tempo a migliorare la natura umana; tutto regge allo stesso abietto modo da sempre:</p>
<p>schiavismo, razzismo, violenza, espropriazione ed imbecillità. Persino la stupidità è rimasta sostanzialmente invariata lungo il corso dei secoli, tanto è vero che ridiamo ancora delle turpitudini umane che ci hanno insegnato a riconoscere Aristofane e Plauto. Forse di nuovo c&#8217;è solo che data la velocità dei ritmi con cui tutti i meccanismi di comunicazione oggi si sviluppano non abbiamo più nemmeno il tempo di riconoscerci, quando ci vediamo e, quel che è peggio, non sono più aristocratiche élites filosofiche ad additare a tutti con sufficiente consapevolezza le umane miserie, ma siamo noi stessi imbecilli, che dell&#8217; imbecillità nostra inconsapevole facciamo arma, questa sì consapevole, contro gli altri. Chi castiga oggi i costumi, col riso sguaiato della volgarità o con l&#8217;altrettanto volgare furibonda ipocrisia è il portatore malato dell&#8217; immoralità contro cui pretende di scagliarsi. La lucidità dell&#8217; autocritica è un bene che più nessuno oggi può permettersi e del resto l&#8217;indignazione ha ragioni continue per nascere irrefrenabile. La sola speranza è che ci resti un briciolo di vergogna di noi stessi, quel tanto che basti ad impedirci di seguire tutti i correntoni «lutulenti» che il rimestare continuo nel liquame origina ogni giorno. Accettiamo la scomodità di essere sommessamente «contro» le logiche vincenti ed allo stesso tempo non lasciamo cadere la sfida: prima di tutto alla nostra stupidità, e poi quella della nostra intelligenza. Parlare sommessamente oggi è un dovere, dal momento che il silenzio significa il suicidio, morale e talvolta materiale.</p>
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		<title>84 &#8211; Aprile &#8216;92</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 1992 21:05:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Avremmo voluto fare gli auguri al neo-eletto Presidente della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro, ma oggi ci sembrerebbe sarcastico. Il Garante Supremo, il Galantuomo che il parlamento ha nominato a reggere le sorti di questo Paese ha più bisogno di scongiuri che di auguri. È rimasto negli annali della storia repubblicana il gesto di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Avremmo voluto fare gli auguri al neo-eletto Presidente della Repubblica Italiana, Oscar Luigi Scalfaro, ma oggi ci sembrerebbe sarcastico. Il Garante Supremo, il Galantuomo che il parlamento ha nominato a reggere le sorti di questo Paese ha più bisogno di scongiuri che di auguri. È rimasto negli annali della storia repubblicana il gesto di un suo predecessore che, 01treoceano, levava in segno scaramantico una mano nell&#8217;italico e folcloristico scongiuro, e bisogna dire che mai qualcuno ne ebbe altrettanto bisogno come quel simpatico avvocato napoletano.</p>
<p>Oggi purtroppo è un illustre ed illuminato politico novarese ad averne altrettanto e forse maggior bisogno. La sua elezione succede tristemente ad un &#8216;esplosione che non ha scosso nessuno nel Paese, se non un &#8216;opinione pubblica fin troppo avvezza a scuotersi bruscamente per riaddormentarsi più rapidamente ancora e un parlamento colto con le mani nel sacco della propria inefficienza e pronto persino ad eleggere un Presidente pur di non confessare la propria pletorica inutilità. Del resto che gli italiani si rifiutino di identificarsi con la brutalità assassina dei mafiosi fa loro onore, nella misura in cui alla mafia si dimostrino realmente capaci di opporsi. Non di soli assassini è però composto questo Paese che il Presidente Scalfaro da oggi rappresenta: ma anche di ladri.</p>
<p>Ovviamente nessuno si sogna di credere che davvero i nodi delle responsabilità nelle innumerevoli convergenze tangenziali del nord e del sud d’Italia verranno veramente al pettine; ma fa comunque un certo effetto percepire che la situazione è tale che basta voler dare un colpo di legalità per vedere crollare istituzioni e sistemi politici ed economici, e poco conforto arreca supporre che non esiste inchiesta al servizio della legalità che, in qualche modo, non favorisca o punisca interessi di parte, quasi sempre, ma non solamente, politici.</p>
<p>Il Presidente al quale avremmo voluto fare gli auguri ha bisogno invece di scongiuri più che mai: si trova infatti a rappresentare un Paese di ladri e di assassini, un Paese in cui a coloro che non sono i colpevoli o le vittime è riservato il deprimente ruolo di becchini. Non vorremmo che a lui dovessero attribuir si gli oneri delle cristiane esequie di una Repubblica alla quale si applicasse la battuta del becchino di shakespeariana memoria: «E ha da aver sepoltura cristiana chi si è suicidato con le proprie stesse mani?» (Amleto, atto 11; scena 1) Il Presidente di un Paese nelle condizioni dell’Italia di oggi ha bisogno, oltre che di coraggio, anche di faccia tosta; il coraggio gli serve di fronte a quelli che sono i suoi interlocutori istituzionali politici, magistrati e militari che lo hanno insediato nella convinzione esclusiva di averlo dalla loro parte (ma da quale delle tre, visto che la lotta è interna anche alle istituzioni?). Faccia tosta all&#8217;esterno, dal momento che non è facile costruire una credibilità internazionale contando esclusivamente sulle proprie qualità personali. Il nostro Paese ha dimostrato capacità digestive eccezionali, divorando senza scrupoli i Presidenti che hanno preceduto quello attuale, fossero essi suonatori di mando lino, picconatori, piemontesi, sardi o toscani, fumatori di pipa o amanti del barbera. Il Quirinale è un Palazzo di grande bellezza, ma non ha portato mai fortuna ai suoi inquilini: Monarchi o Presidenti. Incrociamo le dita e auguriamoci di non aver trovato l&#8217;ultima vittima dell&#8217;ipocrisia nazionale!</p>
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		<title>83 &#8211; Marzo &#8216;92</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 1992 21:03:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ha suscitato grande emozione &#8211; come era giusto che fosse &#8211; l&#8217;esecuzione di Robert Alton Harris, avvenuta martedì 21 aprile alle ore 6.21, nella camera a gas del carcere di San Quintino nello Stato del Texas. Un &#8216;indignazione generale che si è espressa in mille forme, anche con cortei di protesta e sit-in contro una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ha suscitato grande emozione &#8211; come era giusto che fosse &#8211; l&#8217;esecuzione di Robert Alton Harris, avvenuta martedì 21 aprile alle ore 6.21, nella camera a gas del carcere di San Quintino nello Stato del Texas. Un &#8216;indignazione generale che si è espressa in mille forme, anche con cortei di protesta e sit-in contro una forma legalizzata di omicidio. Tutte queste manifestazioni sono considerate &#8211; come è giusto che sia &#8211; espressioni di sensibilità umana e progredita coscienza civile, legittimamente in atteggiamento di obiezione a leggi sancite dai governi e volute dal popolo, pur tuttavia considerate ingiuste. Altre manifestazioni di protesta contro un &#8216;altra forma di omicidio legalizzato si sono avute di fronte alle cliniche d&#8217;Europa e d&#8217;America in cui si pratica l&#8217;aborto, in osservanza a norme di legge sancite da governi e parlamenti e volute dal popolo. Queste ultime proteste sono però state giudicate reazionarie ed oscurantiste dalla parte «più progredita» dell&#8217;opinione pubblica, che ha anche insistito sulla necessità che venga garantito il diritto all&#8217;aborto, nel pieno rispetto delle leggi dello Stato.</p>
<p>Così non è giusto che sia: la vita umana e la legge sono due valori che vanno difesi o combattuti con maggiore coerenza, anche da chi si considera civicamente tanto avanzato da saper scegliere quali vite difendere e a quali leggi opporsi.</p>
<p>Prima di essere ancora una volta accusati di cripto cattolicesimo integralista, vorremmo citare, a chi distingue tra «vita umana» e «vita embrionale», o tra «vita 1» e «vita 2», l&#8217;opinione di uno tra i più lucidi, coerenti ed anticonformisti pensatori «laici» che il nostro secolo abbia conosciuto: «sono però traumatizzato dalla legalizzazione dell&#8217;aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell&#8217;omicidio. Nei sogni e nel comportamento quotidiano &#8211; cosa comune a tutti gli uomini &#8211; io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente.» (P.p. Pasolini, Corriere della sera, 19 gennaio 1975).</p>
<p>Pasolini era ben consapevole che quella dell&#8217;aborto è una scelta politica operata invece di un &#8216;altra scelta altrettanto politica e che otterrebbe gli stessi risultati di ecologia sociale e di prevenzione eugenetica: «tutti, dico, quando parlano dell&#8217;aborto omettono di parlare di ciò che logicamente lo precede, cioè il coito (&#8230;). Infatti il coito è politico.(&#8230;) Non si possono vedere i segni di una condizione sociale e politica nell&#8217;aborto (o nella nascita di nuovi figli) senza vedere gli stessi segni anche nel suo immediato precedente, anzi, &#8220;nella sua causa”: cioè nel coito.» (ib.).</p>
<p>Ecco che permissività falsamente libertaria e repressione bigotta rifiutano allo stesso modo di discutere il vero problema della sessualità distinta dalla procreazione, creando la falsa alternativa obbligata tra il rispetto per la vita e il progresso sociale, agitando lo spauracchio a due teste della morte e della miseria da cui non si potrebbe sfuggire. Ma sfuggire si sarebbe potuto già allora: «Il contesto in cui va inserito l&#8217;aborto è quello appunto ecologico: è la tragedia demografica che, in un orizzonte ecologico, si presenta come la più grave minaccia alla sopravvivenza dell&#8217;umanità. In tale contesto la figura &#8211; etica e legale &#8211; dell&#8217;aborto cambia forma e natura: e in un certo senso, può anche essere giustificata una forma di legalizzazione.</p>
<p>Se i legislatori non arrivassero sempre in ritardo, e non fossero cupamente sordi all&#8217;immaginazione per restare fedeli alloro buon senso e alla propria astrazione pragmatica, potrebbero risolvere tutto rubricando il reato dell&#8217;aborto in quello più vasto dell&#8217;eutanasia, privilegiandolo di una particolare serie di &#8220;attenuanti&#8221; di carattere appunto ecologico. Non per questo esso cesserebbe di essere formalmente un reato e di apparire tale alla coscienza» (ib.).</p>
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		<title>82 &#8211; Marzo &#8216;92</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Mar 1992 21:02:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nonostante lo sforzo di molti, riesce difficile credere che la scadenza elettorale di aprile sia di quelle che possono segnare un momento decisivo per le sorti del nostro Paese.
Pur percependo sintomi diffusi che creano un quadro clinico abbastanza inedito, non pare che ci siano elementi sufficienti ad una trasformazione della realtà politica che da troppi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nonostante lo sforzo di molti, riesce difficile credere che la scadenza elettorale di aprile sia di quelle che possono segnare un momento decisivo per le sorti del nostro Paese.</p>
<p>Pur percependo sintomi diffusi che creano un quadro clinico abbastanza inedito, non pare che ci siano elementi sufficienti ad una trasformazione della realtà politica che da troppi anni perpetua una sindrome tra le più incurabili.</p>
<p>Forse la verità, quasi lapalissiana, è che gli italiani si meritano appieno la classe politica e la realtà sociale che da loro stessi vengono reiteratamente espresse. Basta a rendersi conto di questa banale constatazione non solo il perdurare degli schieramenti partitici tradizionali in posizione di potere rispetto a tutte le proposte alternative; ma proprio le caratteristiche più intrinseche delle liste elettorali che pretenderebbero di chiamarsi fuori dai vecchi raggruppamenti di governo o di maggioranza, di opposizione o di minoranza. Schieramenti trasversali, proclami liberazionisti, leghe geopolitiche, associazioni corporativistiche, tutti rivelano, in ultima analisi, una incapacità costitutiva di fare politica in modo nuovo, ed una impossibilità quasi assoluta di sfuggire ai giochi di interesse che favoriscono uno o l&#8217;altro di quei poli finanziari, pubblici o privati, che già così totalitariamente hanno fino ad oggi determinato le scelte politiche dei partiti tradizionali.</p>
<p>Questo fallimento è tanto evidente da riguardare (ove fosse possibile distinguere) oltre che la sostanza, addirittura la forma del gioco politico:</p>
<p>sempre volgare e violento, clamorosamente sleale, in tutte le sue multicolori ed illusionistiche versioni.</p>
<p>Non potrebbe essere diverso se è vero come è vero che la cultura (quando c&#8217;è) è quella televisiva e la socializzazione è quella degli stadi calcistici.</p>
<p>Se ancora una volta volgiamo gli occhi al «Grande Modello Americano», ci possiamo solo rendere conto della assoluta apparenza di una lotta politica che si pretenda basata sulle idee e che si ponga obiettivi di trasformazione in nome di questo o quel principio morale.</p>
<p>Proprio allo stesso modo in cui ce lo insegna il crollo dell&#8217;ultima cortina o l&#8217;abbattimento dei muri che hanno fatto piazza pulita del/&#8217;ipocrisia ideologica ereditata dalla Rivoluzione d&#8217;Ottobre.</p>
<p>Del resto non sarebbe auspicabile sfuggire a tanto cinismo pragmatistico attraverso una di quelle forme di fondamentalismo violento e razzistico che si costruisce sulla pelle dei più diseredati, mischiando miseria ed ignoranza per garantire un fanatismo disperato e criminale.</p>
<p>Forse c&#8217;è qualche margine di manovra tra questi totalitarismi negativi e la meschinità della politica infingarda da cui non sappiamo liberarci; ma ci manca ancora troppa cultura ed onestà per inserirvi una nuova pratica politica.</p>
<p>Accettiamo quindi di vedere ancora una volta noi stessi riflessi in un risultato elettorale: noi mafiosi, noi razzisti, noi prevaricatori, noi ignoranti, noi servitori del potere che ci hanno imposto e che ci siamo imposti.</p>
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		<title>81 &#8211; Febbraio &#8216;92</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jan 1992 21:01:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il lavoro dello storico pone gli studiosi di questa complessa disciplina in condizioni simili e opposte a quelle dei veggenti di dantesca memoria, molto sensibili e consapevoli di quello che avvenne nel più lontano passato, rischiano di prendere colossali abbagli se la loro indagine si limita ai tempi corti, pertinenza ancora della cronaca. Oggi l&#8217;ansia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro dello storico pone gli studiosi di questa complessa disciplina in condizioni simili e opposte a quelle dei veggenti di dantesca memoria, molto sensibili e consapevoli di quello che avvenne nel più lontano passato, rischiano di prendere colossali abbagli se la loro indagine si limita ai tempi corti, pertinenza ancora della cronaca. Oggi l&#8217;ansia della spiegazione in termini di spicciola politica elettoralistica sembra avere travolto le barriere prudenziali nelle quali usa trattenersi in genere la speculazione scientifica. Così viene riproposta a posteriori come sconvolgente novità una quantità di rivelazioni che non rivelano un bel niente. Chi non sia per sua sfortuna nato proprio ieri quale turbamento infatti dovrebbe nell&#8217;intimo provare sentendo dire che Togliatti perseguì una politica di spietato realismo, tentando di barcamenarsi tra l&#8217;ingiustificabilità di un &#8216;impresa come quella della spedizione italiana dell&#8217;Armir a fianco dell&#8217;esercito nazista e l&#8217;ancor più ingiustificata repressione stalinista dei disfatti resti dell&#8217;esercito fascista? Qualcuno c e forse che non abbia per via diretta oppure indiretta conosciuto il complicato traffico di protezioni ed impunità passato attraverso lo Stato vaticano costretto anche dalla ragion politica, oltre che da una programmatica missione universalistica di salvezza, a sottrarre ebrei ai carnefici nazisti e prede naziste all&#8217;efficienza giustiziatrice post-bellica?</p>
<p>Qualcuno può legittimamente oggi sussultare scoprendo che Chamberlain e Stalin patteggiarono in tempi e modi specifici con /&#8217;incombente strapotere di Hitler? C&#8217;è bisogno di un prodotto cinematografico di più o meno convincente qualità per farci sospettare che il presidente Kennedy fu eliminato da macchinazioni complesse che coinvolgevano l&#8217;opposizione e la malavita organizzata? Si possono giustificare titoli a tutta pagina che insinuino una possibile concordanza in chiave anti-comunista del presidente americano Reagan e del capo spirituale della Chiesa Cattolica? Tutto questo ben poco ha a che fare con il dovere dell&#8217;accertamento delle verità storiche, ma è evidentemente collegato ad un uso strettamente contingente dell&#8217;emotività dell&#8217;elettorato. Non per questo però si potranno accusare di faziosità i partiti, che appunto, in quanto fazioni, nell&#8217;estorsione del consenso a qualunque costo trovano una ragion d&#8217;essere a fianco di molte altre. Caso mai è da riconsiderare la legittimità del comportamento di quelle fonti di informazione che si qualificano come «indipendenti». Oggi pare definitivamente fuori discussione la possibilità che i fatti, del passato come del presente, possano essere distinti dalle opinioni, anzi sono proprio queste ultime che determinano l&#8217;ottica attraverso la quale ogni realtà viene letta. Se, come è probabile, solo un candido velleitarismo potrebbe sperare di rivendicare una non ipotizzabile oggettività dell&#8217;informazione, si dovrebbe almeno poter pretendere di sapere quali interessi siano effettivamente serviti con coerenza da un &#8216;informazione che è necessariamente schierata con questa o quella parte. Non è neppure detto che l&#8217;esplicitarsi delle intenzioni renda necessariamente meno efficace il potere della persuasione: si pensi a questo proposito al grande successo degli schieramenti integralisti del passato e del presente. Il fatto è che ci siamo tutti assestati in un atteggiamento vigliacco di rifiuto delle responsabilità: anche per questo la storia l&#8217;hanno sempre scritta, più o meno precipitosamente, i vincitori. Ci sarebbe solo da riflettere forse sul fatto che tutto quel che è stato scritto è stato anche cancellato intingendo di volta in volta nell&#8217;inchiostro della nostra acquiescenza o servendosi di noi come cancellini.</p>
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		<title>79 &amp; 80 &#8211; Gennaio &#8216;92</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jan 1992 20:57:38 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[A coloro che, con frettoloso fastidio, liquidano il giudizio sulle posizioni filosofiche e politiche del pensiero gindriano, qualificandole come espressione di «catto comunismo» (brutta sintesi di cattolicesimo comunista), sfugge forse l&#8217;altra caratteristica dell&#8217;atteggiamento gindriano in ogni campo: la sua marginalità. Non siamo mai stati esaltatori compiaciuti di alcun tipo di auto-emarginazione, anche perché consapevoli di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A coloro che, con frettoloso fastidio, liquidano il giudizio sulle posizioni filosofiche e politiche del pensiero gindriano, qualificandole come espressione di «catto comunismo» (brutta sintesi di cattolicesimo comunista), sfugge forse l&#8217;altra caratteristica dell&#8217;atteggiamento gindriano in ogni campo: la sua marginalità. Non siamo mai stati esaltatori compiaciuti di alcun tipo di auto-emarginazione, anche perché consapevoli di quanto spesso sia indice di impotenza; ma allo stesso tempo abbiamo sempre perseguito con lucidità il rifiuto di essere organici ai partiti politici e ai sistemi culturali. La marginalità che ne consegue non è quindi né totalmente perseguita, né completamente rinnegata. Una marginalità che pur non esaltando come valore assoluto ci sentiamo tuttavia responsabilmente di rivendicare tra le nostre caratteristiche. In particolare, il pensiero gindriano ha sempre rifiutato il riduttivismo materialista del comunismo ed è clamorosamente eccentrico rispetto alla morale cattolica del negativismo sessuale. Quest&#8217;ultima considerazione diventa particolarmente ingombrante se si pensa che alla base del pensiero gindriano, come alla base della dottrina evangelica, sta il concetto di amore. Se l&#8217;amore cristiano si esprime però traducendosi universalisticamente in carità, quello gindriano invoca, al contrario, un Eros reintegrato altrettanto universalisticamente nel suo diritto al piacere sessuale. A questo punto è necessario dichiarare che l&#8217;accettazione razionale che, in ultima analisi, Eros sia il solo principio della vita e la sua ricerca l&#8217;unica modalità accettabile di realizzazione dell&#8217;esistente non è riuscita a liberare l&#8217;uomo dall&#8217;ipoteca di un assurdo che tutti ci sovrasta e ci opprime, lasciandoci prede di un panico tanto più distruttivo quanto più ineludibile. Almeno così viene da pensare riflettendo sul destino dell&#8217;uomo. Infatti il risultato di una simile riflessione non può che essere il ritrovamento della sola fine certa per ogni essere vivente. «Vivere per la morte» però è solo una formula filosofica che non libera dalla disperazione.</p>
<p>Più consolatoria, almeno a prima vista, può sembrare la scelta di vivere in attesa di un &#8216;altra vita, confortata, quella, dal requisito dell&#8217;eternità. Così che anche l&#8217;amore per assolvere appieno la sua funzione deve trovare la capacità di proiettarsi oltre il limite di una vita mortale. Il binomio di Eros e Thanatos può così acquisire un nuovo significato: l&#8217;amore, che è la condizione necessaria di ogni vita possibile, supera la sua inevitabile sconfitta ponendo il suo oggetto nel regno della assoluta certezza. A questo punto basterà il delirio della possibilità assoluta a liberare l&#8217;uomo dal panico dell&#8217;assurdo? Le religioni del mondo hanno fatto del delirio della trascendenza la forza vincente contro la morte. Il panico al contrario è il segno palese della sconfitta della ragione. Sta forse qui la spiegazione del dissidio pressoché universale tra religioni e sessualità? O la sessualità stessa non è compatibile tanto con la natura di Eros, quanto con quella di Thanatos? Lo psicoanalista perde la sfida col prete?</p>
<p>Entrambi hanno creduto di riconoscere nell&#8217;amore l&#8217;ineliminabile bisogno di tutto ciò che vuole vivere; ma l&#8217;amore per la persona finita e la soddisfazione della pulsione sessuale sono destinati allo scacco. Innanzi tutto perché non vanno oltre la soglia, e poi perché l&#8217;atto sessuale è la ripetuta parodia della morte stessa. Così amare la morte, camuffata da vita eterna, può diventare il delirio che ci libera dal panico al quale l&#8217;assurdità dell&#8217;esistere ci condanna?</p>
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		<title>78 &#8211; Dicembre &#8216;91</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Dec 1991 20:56:42 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;impressione è che insieme con l&#8217;anno stiano finendo molte speranze. Per esempio la speranza che gli uomini della politica possano sottrarsi ad un destino di cialtroneria che sembra essere il tramite inevitabile per cui intere nazioni si disgregano. A questo proposito non vale neppure più l&#8217;obiezione che critiche così distruttive siano segno di qualunquismo: i politici se le gettano addosso l&#8217;un l&#8217;altro e il mondo intero scricchiola, dopo che la debolezza dei regimi ha vanificato ipotesi totalitarie e illusioni capitalistiche. E anche venuta meno la speranza che esistano istituzioni al di sopra delle parti, o che qualcuno voglia e possa responsabilmente garantire alcunché. Il mondo si ritrova ad essere davvero un piccolo villaggio dove ciascuno cerca di prendersi la sua parte a scapito degli altri: non c&#8217;è rispetto per la vita e non ce n&#8217;è davanti alla morte. Se un idolo del rock muore di AIDS o un campione dello sport dichiara di essere siero positivo si scatena l&#8217;orgia mediologica e gli sciacalli si rallegrano perché più nessuno può sentirsi al sicuro: le categorie a rischio sono già patrimonio di una pubblicistica sorpassata e non bastano più ad appagare la curiosità morbosa che trasformando in merce anche la morte ne fa una cupa fonte di reddito. Se fino ad oggi qualcuno aveva pensato che la cultura potesse in qualche modo redimere l&#8217;umanità, sottrarla agli avvoltoi in agguato dietro ad ogni luogo comune, si sente prendere dalla disperazione vedendo che /&#8217;ignoranza è tale che il vero problema è diventato l&#8217;analfabetismo. A furia di vivere di immagini tutti abbiamo perso il contatto con la realtà da cui dovrebbero trarre origine: il significante non ha più nessun significato. Belli, ricchi e giovani sono soltanto gli ectoplasmi in cui fingiamo di voler riconoscere i possibili noi stessi. Persino il sesso si è ridotto ad una simulazione in videocassetta o a una telefonata sboccata. Le religioni, consolazione sempiterna per l&#8217;uomo sofferente nella valle di lacrime, hanno quasi tutte perduto la battaglia con la modernità: gli uomini, incapaci di riflessioni che non siano superficiali, le hanno trovate scomode, antiquate ed ingenue. Eppure bisogna trovare ragioni che rendano tollerabile la vita che abbiamo da vivere, per precaria e disperata che ci possa sembrare; ci scopriamo così esposti a due alternative fondamentali: coltivare l&#8217;amore di noi stessi contro tutto e contro tutti, contendendo al mondo intero ogni briciola che possa saziare un incontrollato principio di piacere; oppure identificare il piacere con l&#8217;amore. L&#8217;amore ha mantenuto fortunatamente una caratteristica che da sempre gli è stata riconosciuta: non conosce limiti.</p>
<p>Basta una scintilla di amore vero per la più insignificante realtà, perché si metta in moto un meccanismo che non si arresta e che coincide con lo stesso principio di conservazione del genere umano.</p>
<p>L&#8217;uomo è lupo per l&#8217;uomo, ma non riesce ad impedirsi di amare se stesso e nessuno può immaginare la propria felicità al di fuori del rapporto con gli altri. Dio è l&#8217;idea ultima davanti alla quale la disperazione può trovare un argine, ma è essa stessa un punto di partenza che tocca a ciascuno riempire di contenuti. Per questo l&#8217;idea di Dio appartiene talmente all&#8217;uomo da validare ancora oggi il pensiero del vecchio Anselmo d&#8217;Aosta. Certo, fa impressione dire questo dopo che il mondo ha conosciuto illusioni come  la filosofia, la politica, la scienza, l&#8217;economia, dopo che la Ragione ha celebrato i suoi trionfi, senza che l&#8217;umanità abbia conosciuto un briciolo di felicità in più. Pragmatico è oggi chi riconosce i limiti della Ragione e tuttavia non rinuncia ad essa, accettando fino in fondo le conseguenze che questo comporta.</p>
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